Colino della Virginia

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  • Valerio
    ⭐⭐⭐
    • Apr 2005
    • 4181
    • Torre del Lago Puccini, Toscana
    • Bracco Italiano

    #1

    Colino della Virginia

    è selvaggina che mi ha sempre incuriosito con quel suo buffo aspetto, so che negli scorsi decenni sono state tentate diverse immissioni con qualche buon risultato. Qualcuno di voi ne sa qualcosa e lo ha cacciato?
    Grazie
    Valerio
  • Lucio Marzano
    Lo zio
    • Mar 2005
    • 30090
    • chiasso svizzera
    • bracco italiano

    #2
    ciao Valerio,
    si li conosco bene e li ho cacciati spesso soprattutto nella baraggia vercellese in quel
    di Roasio.
    Furono lanciati un po' dappertutto negli anni cinquanta sessanta, ad un certo punto ebbe un momento di notorietà anche un incrocio fra colino e starna che chiamarono arcianello, ma poi, fortunatamente, non ebbe seguito.
    Oggi li trovi (che sappia io) nel parco del ticino, ed in molti posti de Novarese.
    Ho notato che si acclimatano bene e si riproducono allo stato selvatico (quelli liberati non valgono nulla) in boschi composti prevalentemente di robinia, intercalati da gerbidi con paglie e colture varie ma principalmente rovi, sempre in prossimita di fiumi o torrenti a portata perenne, reggono benissimo la ferma del cane, il volo parte a raggera in tutte le direzioni, sono velocissimo e considerando il terreno, richiedono estrema prontezza e precisione allo sparatore, la ribattuta è la parte più bella della loro caccia, il cane deve saper entrare nei rovi e soprattutto deve essere dotato di ferma solidissima e di ottime capacità di recupero. Attenzione !! volano spesso bassi a livello d'uomo e nel bosco l'incidente è possibile se non SI CACCIA CON LA MASSIMA ATTENZIONE alla posizione del/dei compagni, con i quali va mantenuto un costante contatto alla voce.
    dato l'habitat la loro caccia è più proficua a fine stagione dopo le prime gelate.
    lucio

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    • Valerio
      ⭐⭐⭐
      • Apr 2005
      • 4181
      • Torre del Lago Puccini, Toscana
      • Bracco Italiano

      #3
      grazie Lucio!
      Valerio

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      • sporting

        #4
        il colino della virginia e' un fasianide diffuso nel nord america dimensioni comprese fra quelle di una quaglia e quelle di una starna, e' stato importato in europa quindi in italia per tentativi di acclimatazzione ma con risultati sfavorevoli furono compiuti tentativi di ripopolamento con l'arcianello, specie creata in laboratorio incrociando colini quaglie giapponesi e starne.

        comunque e' la selvagina principe del cacciatore americano e' contraddistinto dal ciuffo sul capo pedina velocemente e' regge a lungo la ferma, e' specie assestante difficilmente puo' acclimatarsi da noi come detto prima l'habitat americano e' m olto diverso da quello nostro.

        ciao w la caccia.

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        • VanVonVac
          ⭐⭐⭐
          • Mar 2005
          • 6162
          • Reggio Emilia, Emilia Romagna.
          • Bracco italiano Rosco di Montericco Ulisse di Casamassima

          #5
          ho provato a cercare in rete l incrocio che dite, ma non ho trovato niente.avete qualke foto??

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          • Lucio Marzano
            Lo zio
            • Mar 2005
            • 30090
            • chiasso svizzera
            • bracco italiano

            #6
            Il colino della Virginia NON ha il ciuffetto, quello è un altro tipo di colino che in Europa non è mai stato importato è quello che si vede nei cartoni animati di Walt Disney, gli americani li chiamano tutti "quails" e vivono negli stati
            del centro sud dove sono la selvaggina più cacciata col cane da ferma.
            Io ho cacciato PERSONALMENTE il colino nella baraggia novarese dove ne esiste una polpolazione stabile, l'ho cacciato nella riserva di San Bernardino (chiedere a Fusi, proprio lui il titolare dell'affisso di Morghengo) ne ho visti regolarmente nel parco del ticino e ne ho visti anche in Istria quando andavo ad allenare col povero luigino.
            L'arcianello era un volatile bruttarello che hanno cercato di introdurre in alcune riserve fra bergamo e Milano negli anni 60, ma non ha attecchito (ed è meglio così)

            eccovi una quaglia della california col tipico pennacchietto
            Immagine:

            10,87 KB


            Immagine:

            83,08KB


            colino della virginia /Northern BOBWHITE
            o Bobwhite quail
            lucio

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            • alpino

              #7
              <div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Messaggio inserito da Lucio Marzano


              Oggi li trovi (che sappia io) nel parco del ticino, ed in molti posti de Novarese.
              Ho notato che si acclimatano bene e si riproducono allo stato selvatico (quelli liberati non valgono nulla) in boschi composti prevalentemente di robinia, intercalati da gerbidi con paglie e colture varie principalmente rovi, sempre in prossimita di fiumi o torrenti a portata perenne
              </span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">Confermo le parole di Lucio riguardo al parco del Ticino ... li ho incontrati più volte lungo il fiume a Pavia!

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              • VanVonVac
                ⭐⭐⭐
                • Mar 2005
                • 6162
                • Reggio Emilia, Emilia Romagna.
                • Bracco italiano Rosco di Montericco Ulisse di Casamassima

                #8
                nessuno ha foto dell'arcianello ???sarei curioso di vederne una, poi scusate,ma come faceva a riprodursi??un ibrido non può figliare[?]

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                • Lucio Marzano
                  Lo zio
                  • Mar 2005
                  • 30090
                  • chiasso svizzera
                  • bracco italiano

                  #9
                  forse non li facevano figliare,ma ti assicuro che non vale proprio la pena dfi indagare
                  lucio

                  Commenta

                  • Zù Manuele
                    ⭐⭐⭐
                    • Dec 2005
                    • 2033
                    • Martina Franca, Taranto, Puglia.
                    • -Spinoni -Bracco italiano -Segugi cinghiali

                    #10
                    ulteriori info.........riguardo al Colino della Virginia, altra specie che il testo Onnis introduce tra le cacciabili, va segnalato che essa non è contemplata in alcun modo dalla Direttiva “Uccelli”, né tra le specie protette né tra quelle cacciabili. Ciò è dovuto al fatto che il Colino della Virginia è una specie “alloctona”, ovvero una specie non tipica del territorio europeo (né come stanziale, né come migratrice).
                    Vi sottolineo che spesso il WWF impugna decisioni di cacciabilità di questo tipo di razze di volatili "d'importazione" nelle varie regioni e anche se i vari TAR respingono inizialmente,in appello le organizzazioni anticaccia la spuntano vietandone l'abbattimento e modificandone i calendari venatori.

                    In vita mia ne ho trovati solo sei tra Basilicata e Calabria nel '83/'84





                    Trovo inoltre questo interessante articolo che vi riporto in toto riguardo :

                    L’immissione di specie e popolazioni estranee alla nostra fauna provoca danni pari all’abbattimento diretto. La necessità di promuovere la “selvaggina Doc”

                    Nel corso degli anni il prezioso patrimonio faunistico degli italiani è stato irrimediabilmente stravolto da un gran numero di attività antropiche, tra cui in maniera particolare quelle legate alla caccia. Queste ultime infatti, complice il bracconaggio, hanno causato l’estinzione più o meno localizzata di molte specie di interesse venatorio e di altre percepite come scomodi competitori di specie cacciabili. Agli inizi del secolo la caccia deve certamente aver favorito l’estinzione di molti ungulati in gran parte del loro areale di distribuzione italiano, come lo stambecco, il camoscio d’Abruzzo, il cervo, il capriolo e il cinghiale.
                    Per i predatori le cose non andarono meglio: l’orso e il lupo sopravvissero solo in piccoli nuclei isolati, mentre alcuni grossi rapaci come il gipeto si estinsero completamente. Tuttavia in Italia la caccia ha compromesso l’integrità dell’ambiente naturale anche in maniera più indiretta, attraverso ad esempio la promozione di ogni genere di immissioni faunistiche. Infatti per arricchire il carniere dei cacciatori sono stati effettuati fin dall’antichità numerosi interventi di introduzione molti dei quali, fortunatamente (o per mancanza di adeguate conoscenze tecniche e scientifiche) caratterizzati da clamorosi insuccessi. Avremmo altrimenti rischiato di saturare le nostre campagne con una moltitudine impressionante di selvaggina esotica: quaglie e pernici asiatiche, faraone e francolini africani, lepri, coturnici e tacchini nordamericani, martinette sudamericane e così via.
                    Il tutto sempre e comunque a scapito della sopravvivenza della già precaria fauna nostrana. Ad ogni modo sono molte le specie che dopo ripetuti tentativi sono riuscite ad insediarsi con successo nel nostro Paese. Tra queste ricordiamo il fagiano e il daino, introdotti fin dai tempi dei Romani in tutto il paese, e il muflone, introdotto nella penisola alla fine del XVIII secolo a partire dai nuclei presenti in Sardegna dove, come altre specie di mammiferi fu introdotto in epoca antica. Oppure il colino della Virginia e la minilepre, invasori nordamericani insediatisi più recentemente nelle colline dell’Italia settentrionale.
                    Sebbene i ripopolamenti e altri generi di immissioni praticati per “rinsanguare” le specie indigene di interesse venatorio possano comportare in un primo momento un discutibile “aumento” della biodiversità locale (come talvolta scorrettamente pubblicizzato per ottenere consensi politici dall’opinione pubblica), essi hanno determinato gravi episodi di inquinamento genetico, di competizione ecologica e di diffusione di malattie e parassiti. Le cifre sembrano evidenziare bene l’impatto di questi ripopolamenti sugli ecosistemi naturali e il relativo giro di affari. Negli anni passati le immissioni hanno infatti interessato annualmente circa 300.000 fagiani, 200.000 starne e 300.000 lepri di provenienza estera (soprattutto dai paesi dell’est europeo), oltre ad un numero imprecisato di esemplari allevati in Italia. Recentemente il mondo della conservazione sta rivolgendo particolare attenzione proprio alle immissioni di lepri (di norma effettuate con esemplari di lepre europea, peraltro sovente provenienti da popolazioni
                    introdotte in Sud America). Infatti, lasciando da parte la situazione della Sardegna dove è presente la lepre sarda (anch’essa introdotta, probabilmente dal Nord Africa), in Italia tali immissioni potrebbero aver compromesso irrimediabilmente l’integrità genetica della sottospecie indigena (presente in Italia centro-settentrionale) e soprattutto della lepre appenninica, un’entità recentemente riconosciuta come specie endemica distinta, ormai localizzata in poche aree dell’Italia centro-meridionale e della Sicilia: un esempio significativo dei danni provocati dall’irrazionalità delle immissioni effettuate a scopo venatorio.
                    Ad ogni modo le immissioni di specie originarie del nostro paese effettuate con esemplari appartenenti a popolazioni non indigene, oltre a causare l’irrimediabile perdita di biodiversità a livello genetico, hanno interferito pesantemente anche sul loro adattamento locale. Il caso più emblematico è probabilmente quello del cinghiale dell’Italia centrale e meridionale. Un tempo questo animale era di dimensioni più modeste, meno fecondo e meno vorace di quanto lo sia oggi, ed il suo impatto sull’ambiente era proporzionalmente minore. La conservazione dell’integrità genetica del nostro cinghiale avrebbe forse limitato gli ingenti danni all’agricoltura e gli aspri conflitti di interesse che tanto complicano la gestione di questa specie, spiacevoli conseguenze dei ripetuti incroci effettuati con esemplari originari dell’est europeo.
                    Tuttavia la superficialità con cui sono state effettuate le immissioni di alcune specie, spesso finalizzate unicamente a seguire le dinamiche di un mercato poco attento alle esigenze della fauna, ha paradossalmente limitato quella sarebbe stata una vera catastrofe per il nostro patrimonio faunistico. Spesso infatti i ripopolamenti di selvaggina hanno dimostrato di non avere effetti significativi né sull’incremento della popolazione di una data specie né sull’aumento della relativa possibilità di prelievo; gli esemplari allevati in cattività sono infatti poco adattati all’ambiente naturale e sono caratterizzati da un successo riproduttivo pressoché nullo. Inoltre la produzione di animali nelle zone di ripopolamento e cattura è stata interessata da marcate flessioni (che ad esempio nel caso del fagiano hanno raggiunto il 47% negli ultimi anni). È evidente dunque che la caccia incide pertanto sulla sola produttività naturale: un fattore non ancora tenuto nella giusta considerazione dal mondo venatorio e dalle varie amministrazioni, inutilmente convinti di poter arginare la situazione con improvvisati tentativi di ripopolamento (sebbene ogni Regione o singola Provincia agiscano con modalità differenti dalle altre). Tutto ciò evidenzia la necessità imprescindibile di autorizzare eventuali ulteriori episodi di ripopolamento solo qualora effettuati con animali riprodotti in cattività con capostipiti di provenienza locale, scoraggiando definitivamente qualsiasi ulteriore immissione di entità esotiche: si tratterebbe insomma di promuovere la selvaggina “doc”!
                    Nonostante oggi si sappia che una delle minacce più insidiose per la diversità biologica del nostro paese, come d’altronde in ogni altra parte del mondo, è rappresentata proprio dalle immissioni di specie e sottospecie esotiche, ancora nulla è stato fatto per combattere concretamente questa piaga e gestire coscienziosamente il nostro patrimonio faunistico.
                    Purtroppo le leggi esistenti in materia di immissioni sono piuttosto carenti. La Legge n.157/92 che disciplina l’attività venatoria stabilisce che “l’introduzione dall’estero di fauna selvatica viva, purché appartenente alle specie autoctone, può effettuarsi solo a scopo di ripopolamento e di miglioramento genetico”. D’altra parte il D.P.R. n.357/97 recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE del Consiglio, anche nota come “direttiva Habitat”, prevede che le introduzioni possano essere effettuate qualora autorizzate dal Ministero dell’Ambiente pur senza contemplare alcuna sanzione per eventuali inadempienze. La fauna del nostro Paese, priva di un’adeguata normativa per la sua conservazione (in molti casi lasciata nelle mani di pochi improvvisati tecnici faunistici), necessita quanto prima di essere maggiormente tutelata non solo dalla caccia, e dunque dalla persecuzione diretta, ma anche dai molteplici e diversificati effetti collaterali di questa attività "sportiva" tra cui in particolare le pericolose immissioni di specie e sottospecie non indigene.


                    Delegato C.I.Sp. Puglia
                    (Club italiano Spinoni)

                    sigpic

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                    • Lucio Marzano
                      Lo zio
                      • Mar 2005
                      • 30090
                      • chiasso svizzera
                      • bracco italiano

                      #11
                      il leit motiv dell'articolo è per colpa dei cacciatori ecc.
                      questo signore dice mezze verità e mai una sola volta parla di cambiamenti dovuti all'agricoltura moderna o agli insediamenti umani. la colpa è dei cacciatori per ogni cosa.
                      bella la cazzata della lepre sarda introdotta dal nord africa !!
                      da chi dai cartaginesi ?????
                      la starna hanno cercato di reintrodurla in tutti i modi senza successo, è colpa dei cacciatori ??
                      la lepre italica la conosciamo, quella appenninica è un'altra cazzata dell'estensore dell'articolo, comunque per sua tranquillità le importazioni di lepri sono praticamente scomparse, ne abbiamo anche troppo nelle ZRC e si lanciano quelle. la lepre per altro in sud america è di importazione dall'EUROPA non viceversa, ma sarà colpa dei cacciatori se quest signore fa un minestrone di tutto.
                      L'orso viene in Italia dalla Slovenia e i ns. ecologisti lo importano, poi va in germania e lì gli sparano, così anche per i lupi ,i cattivi svizzeri hanno ucciso un lupettino che si era pappato più di cento pecore, colpa dei cacciatori !!!!
                      lo stambecco si è salvato dall'estinzione perchè un cacciatore. il Re Vittorio Emanuele lo ha mantenuto nella sua riserva, il Bisonte europeo non si è estinto perché un cacciatore , lo Zar lo ha difeso a Bialowietza. ma questo non si dice i cacciatori sono solo assassini !!!
                      oggi arriva dall'est lo sciacallo , colpa dei cacciatori, non ci sono più gipeti (leggasi avvoltoi) colpa dei cacciatori, vorrei vedere chi mai anche in periodo di fame si è mangiato un gipeto.
                      Il daino è di origine caucasica, ma è in italia dal tempo dei romani, fa niente è specie alloctona ??? il camoscio d'abruzzo ha stranamente le stesse caratteristiche di quello pirenaico, come ci è venuto a nuoto ?? no ce lo hanno potato i borboni, ma questo, dato che la sua protezione rende NON E' SPECIE ALLOCTONA, il muflone si invece, viene dalla lontana Sardegna !!!
                      siamo alle solite, quando si può dare addosso ai cacciatori.
                      più bello se chiedono di introdurre il camoscio in appennino, dicono si ma quello d'abruzzo e perchè ?? ma perchè quello d'abruzzo è specie protetta totalmente ed incacciabile, risultato? nessuna immissione di camoscio in appennino e nota bene la rupicapra ornata E' IL CAMOSCIO PIRENAICO è provato geneticamente.se invece le cazzate le fanno loro (vedi orsi e lupi) sono cose ben fatte e sono I GOVERNI, ripeto I GOVERNI dei paesi vicini che non hanno sensibilità ambientalista e allora che ti fa il pecoraio scalzo ??? dice non ammazzate l'orso che paghiamo noi !! bravo lui con quattrini degli altri.
                      lucio

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                      • sporting

                        #12
                        comunque per quanto riguarda le specie stanziali in italia e' in via di estinzione un po per l'agrigoltura gli habitat neturali la cemetificazioni in aree rurali.
                        purtroppo e' cosi'

                        Commenta

                        • g.battista dalla valle
                          ⭐⭐
                          • Jun 2005
                          • 441
                          • russi, Ravenna, .
                          • bracche italiane drahthaar spinone

                          #13
                          Il colino provammo anche noi ad introdurlo in una riserva che avevamo in provincia di Ro. macon pessimi risultati sia di attecchimento ma soprattutto di soddisfazione venatoria; forse non erano terreni adatti. Non abbiamo più fatto tentativi.

                          Commenta

                          • g.battista dalla valle
                            ⭐⭐
                            • Jun 2005
                            • 441
                            • russi, Ravenna, .
                            • bracche italiane drahthaar spinone

                            #14
                            Il colino provammo anche noi ad introdurlo in una riserva che avevamo in provincia di Ro. macon pessimi risultati sia di attecchimento ma soprattutto di soddisfazione venatoria; forse non erano terreni adatti. Non abbiamo più fatto tentativi.

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                            • fabri85
                              ⭐⭐
                              • Aug 2010
                              • 287
                              • piemonte
                              • bracco ungherese segugio bavarese

                              #15
                              ma c'è ancora qualcuno che li alleva?
                              mi hanno detto che qualcuno è presente nell'astigiano ma io nn conosco le zone e non li ho mai visti...
                              in pratica se ho ben capito predilige lo sporco vicino ai torrenti e negli incolti...

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