ANSA) - TRENTO, 14 APR - Il Tar di Trento ha sospeso l'ordinanza di abbattimento dell'orsa Jj4 firmata lo scorso 8 aprile dal presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti.
Lo rende noto, sui canali social, l'associazione Lav, che ha presentato ricorso contro il provvedimento nei giorni scorsi.
È la seconda volta che il Tar di Trento sospende un'ordinanza per l'abbattimento dell'orsa Jj4. La prima, del 24 giugno 2020, era stata firmata dal presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, dopo l'aggressione sul monte Peller di due escursionisti, padre e figlio.
Un'altra ordinanza per la cattura dell'esemplare era stata firmata da Fugatti l'11 agosto del 2020. A quanto specificato dal governatore, il Consiglio di Stato, con giudizio monocratico prima e collegiale poi, ha sospeso anche l'ordinanza di cattura, con sentenza poi recepita anche dal Tar di Trento. (ANSA).
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L’appelllo della madre di Andrea Papi: «Uccidere l’orso non mi ridarà mio figlio. Meloni ascolti il mio urlo di dolore»
«Come madre non posso accettare una morte così orribile» dice Franca Ghirardini, madre di Andrea Papi, il runner di 26 anni morto dopo essere stato aggredito dall’orsa Jj4 lo scorso 5 aprile. Nel giorno del funerale del ragazzo, la donna con una nuova lettera commenta le polemiche scoppiate sulla morte di suo figlio, in particolare tra chi invoca l’abbattimento dell’animale e chi invece punta il dito contro la presunta disattenzione del runner. «Voglio chiarire una cosa – scrive Ghirardini – la colpa non è di mio figlio e neanche dell’orso. La colpa va ricercata nella cattiva gestione fatta da chi ha gestito, nel tempo, il progetto Life Ursus, che ormai è sfuggito di mano». E a proposito dell’ordinanza della provincia autonoma di Trento sull’abbattimento dell’orsa una volta che sarà catturata, la donna insiste: «L’abbattimento dell’orso non mi ridarà Andrea. La gestione di questo progetto, man mano nel tempo, è diventata sempre più incauta e inadeguata e non ha tenuto conto e valutato la crescita del numero degli orsi e della popolazione». La madre di Andrea Papi aggiunge che «devono esserci responsabili che non possono passarla liscia» dopo che non hanno saputo tutelare e prevenire quel che è avvenuto a suo figlio. E poi lancia un appello, tanto alle comunità locali, quanto al governo e a Giorgia Meloni perché continuino a «starci vicino, come atto dovuto, perché Andrea potrebbe essere stato l’Andrea di tutti, di tutte le comunità, il figlio di tutto». L’augurio della donna quindi è che «il Governo, lo Stato, il Presidente del Consiglio ci aiutino e raccolgano questo che è l’urlo di dolore di una madre».
La caccia a Jj4 dopo la morte di Andrea Papi: «Ha soltanto “fatto l’orsa”. Perché ucciderla?». Lo zoologo e il problema dei cuccioli
Sono iniziate le ricerche dell’orsa Jj4, responsabile della morte del runner Andrea Papi. Da quando è stato reso noto il nome in codice del plantigrado che ha aggredito il 26enne la guardia forestale trentina ha intensificato le operazioni di monitoraggio su tutta l’area de monte Peller. Attività non facili perché, anche se Jj4 ha il radiocollare essendo un’orsa nota, la zona del Peller è quasi completamente senza copertura Gsm. Il 22 giugno del 2020 in località Verde sopra Cles Jj4 aveva aggredito e ferito Fabio Misseroni e suo figlio Christian. L’orsa è figlia di Joze e Jurka, tra i primi plantigradi arrivati dalla Slovenia nei primi anni 2000. Jj4 e i suoi fratelli Mj5 e Kj2 sono ritenuti responsabili di almeno il 50% degli attacchi avvenuti in zona.
Il Tar e il plantigrado
L’orsa Jj4 era stata già condannata a morte per l’aggressione a padre e figlio. Ma successivamente il tribunale amministrativo regionale del Trentino aveva annullato l’ordinanza. All’epoca gli animalisti esultarono: «Non potevamo sperare di meglio per un’orsa che non ha mai fatto nulla di male, ha solo difeso i suoi cuccioli, ma per questo era stata condannata a morte». Oggi il presidente della provincia Maurizio Fugatti sembra invece deciso a procedere nell’abbattimento dell’animale che ha ucciso Papi. La madre del runner invece dice che la morte dell’orsa non le restituirà il figlio. La Lega Anti Vivisezione con Massimo Vitturi attacca la Regione: «Non ha mai fatto nulla per informare i cittadini. E per prepararli ad eventuali aggressioni di orsi. Ucciderli non significa avere sicurezza. È importantissimo sapere come comportarsi quando si incontrano».
Lo spray contro gli orsi
Lo scrittore milanese Paolo Cognetti in un’intervista al Quotidiano Nazionale si dice favorevole all’uso dello spray anti orsi: «Io ho visitato l’Alaska e il Canada, dove nelle ampie foreste gli orsi e gli altri animali selvatici pullulano. In ogni supermercato di qualsiasi cittadina lo vendono e funziona. Però tanti da quelle parti vorrebbero un fucile. E visto che è facile comprarlo le persone preferiscono girare armate». In Val d’Aosta, dove vive, il problema degli orsi non c’è: «Esiste un affresco sulla parete di una chiesetta di Antagnod, un paesino della mia Val d’Ayas, in cui c’è la rappresentazione di una caccia all’orso. L’ultimo ad essere abbattuto risale al Settecento». Ma in generale «manca un’educazione che ci faccia sapere chi vive nel bosco e come lo dobbiamo affrontare».
Cosa rende pericoloso un incontro con un orso
Lo zoologo spiega a Stefano Ardito che a rendere pericoloso un incontro con un orso «è soprattutto la sorpresa. Gli orsi sono animali notturni, al mattino o al tramonto non si aspettano di vederci arrivare. Se lo si incontra bisogna muoversi lentamente e annunciare la propria presenza parlando, cantando o portando con sé un sonaglio. La velocità e il silenzio fanno aumentare il rischio». Lui va spesso a correre nei boschi che sono accanto a casa sua: «Ma prima di ogni curva o dosso faccio rumore. Se c’è un orso, gli lascio il tempo di allontanarsi».
Fonte : OPEN
Lo rende noto, sui canali social, l'associazione Lav, che ha presentato ricorso contro il provvedimento nei giorni scorsi.
È la seconda volta che il Tar di Trento sospende un'ordinanza per l'abbattimento dell'orsa Jj4. La prima, del 24 giugno 2020, era stata firmata dal presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, dopo l'aggressione sul monte Peller di due escursionisti, padre e figlio.
Un'altra ordinanza per la cattura dell'esemplare era stata firmata da Fugatti l'11 agosto del 2020. A quanto specificato dal governatore, il Consiglio di Stato, con giudizio monocratico prima e collegiale poi, ha sospeso anche l'ordinanza di cattura, con sentenza poi recepita anche dal Tar di Trento. (ANSA).
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L’appelllo della madre di Andrea Papi: «Uccidere l’orso non mi ridarà mio figlio. Meloni ascolti il mio urlo di dolore»
«Come madre non posso accettare una morte così orribile» dice Franca Ghirardini, madre di Andrea Papi, il runner di 26 anni morto dopo essere stato aggredito dall’orsa Jj4 lo scorso 5 aprile. Nel giorno del funerale del ragazzo, la donna con una nuova lettera commenta le polemiche scoppiate sulla morte di suo figlio, in particolare tra chi invoca l’abbattimento dell’animale e chi invece punta il dito contro la presunta disattenzione del runner. «Voglio chiarire una cosa – scrive Ghirardini – la colpa non è di mio figlio e neanche dell’orso. La colpa va ricercata nella cattiva gestione fatta da chi ha gestito, nel tempo, il progetto Life Ursus, che ormai è sfuggito di mano». E a proposito dell’ordinanza della provincia autonoma di Trento sull’abbattimento dell’orsa una volta che sarà catturata, la donna insiste: «L’abbattimento dell’orso non mi ridarà Andrea. La gestione di questo progetto, man mano nel tempo, è diventata sempre più incauta e inadeguata e non ha tenuto conto e valutato la crescita del numero degli orsi e della popolazione». La madre di Andrea Papi aggiunge che «devono esserci responsabili che non possono passarla liscia» dopo che non hanno saputo tutelare e prevenire quel che è avvenuto a suo figlio. E poi lancia un appello, tanto alle comunità locali, quanto al governo e a Giorgia Meloni perché continuino a «starci vicino, come atto dovuto, perché Andrea potrebbe essere stato l’Andrea di tutti, di tutte le comunità, il figlio di tutto». L’augurio della donna quindi è che «il Governo, lo Stato, il Presidente del Consiglio ci aiutino e raccolgano questo che è l’urlo di dolore di una madre».
La caccia a Jj4 dopo la morte di Andrea Papi: «Ha soltanto “fatto l’orsa”. Perché ucciderla?». Lo zoologo e il problema dei cuccioli
Sono iniziate le ricerche dell’orsa Jj4, responsabile della morte del runner Andrea Papi. Da quando è stato reso noto il nome in codice del plantigrado che ha aggredito il 26enne la guardia forestale trentina ha intensificato le operazioni di monitoraggio su tutta l’area de monte Peller. Attività non facili perché, anche se Jj4 ha il radiocollare essendo un’orsa nota, la zona del Peller è quasi completamente senza copertura Gsm. Il 22 giugno del 2020 in località Verde sopra Cles Jj4 aveva aggredito e ferito Fabio Misseroni e suo figlio Christian. L’orsa è figlia di Joze e Jurka, tra i primi plantigradi arrivati dalla Slovenia nei primi anni 2000. Jj4 e i suoi fratelli Mj5 e Kj2 sono ritenuti responsabili di almeno il 50% degli attacchi avvenuti in zona.
Il Tar e il plantigrado
L’orsa Jj4 era stata già condannata a morte per l’aggressione a padre e figlio. Ma successivamente il tribunale amministrativo regionale del Trentino aveva annullato l’ordinanza. All’epoca gli animalisti esultarono: «Non potevamo sperare di meglio per un’orsa che non ha mai fatto nulla di male, ha solo difeso i suoi cuccioli, ma per questo era stata condannata a morte». Oggi il presidente della provincia Maurizio Fugatti sembra invece deciso a procedere nell’abbattimento dell’animale che ha ucciso Papi. La madre del runner invece dice che la morte dell’orsa non le restituirà il figlio. La Lega Anti Vivisezione con Massimo Vitturi attacca la Regione: «Non ha mai fatto nulla per informare i cittadini. E per prepararli ad eventuali aggressioni di orsi. Ucciderli non significa avere sicurezza. È importantissimo sapere come comportarsi quando si incontrano».
Lo spray contro gli orsi
Lo scrittore milanese Paolo Cognetti in un’intervista al Quotidiano Nazionale si dice favorevole all’uso dello spray anti orsi: «Io ho visitato l’Alaska e il Canada, dove nelle ampie foreste gli orsi e gli altri animali selvatici pullulano. In ogni supermercato di qualsiasi cittadina lo vendono e funziona. Però tanti da quelle parti vorrebbero un fucile. E visto che è facile comprarlo le persone preferiscono girare armate». In Val d’Aosta, dove vive, il problema degli orsi non c’è: «Esiste un affresco sulla parete di una chiesetta di Antagnod, un paesino della mia Val d’Ayas, in cui c’è la rappresentazione di una caccia all’orso. L’ultimo ad essere abbattuto risale al Settecento». Ma in generale «manca un’educazione che ci faccia sapere chi vive nel bosco e come lo dobbiamo affrontare».
Cosa rende pericoloso un incontro con un orso
Lo zoologo spiega a Stefano Ardito che a rendere pericoloso un incontro con un orso «è soprattutto la sorpresa. Gli orsi sono animali notturni, al mattino o al tramonto non si aspettano di vederci arrivare. Se lo si incontra bisogna muoversi lentamente e annunciare la propria presenza parlando, cantando o portando con sé un sonaglio. La velocità e il silenzio fanno aumentare il rischio». Lui va spesso a correre nei boschi che sono accanto a casa sua: «Ma prima di ogni curva o dosso faccio rumore. Se c’è un orso, gli lascio il tempo di allontanarsi».
Fonte : OPEN

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