''... Primo tra tutti, quale sarà il futuro di Life Ursus. «Non glielo so dire. Intanto dobbiamo tornare alla lucidità e definire quello che è successo effettivamente prima di fare qualsiasi ragionamento — riflette Fabio Angeli, del corpo forestale di Malé, referente della Provincia per Life Ursus — Secondo me è fondamentale capire bene l’accaduto prima di tirare conclusioni».
Gli orsi presenti sul territorio
Secondo l’ultimo «Rapporto grandi carnivori» della Provincia di Trento, è stata accertata la presenza 69 orsi nel 2021. Tuttavia, le stime fanno salire la popolazione tra i 73 e i 92 esemplari. I nuovi nati, che sono un numero variabile ogni anno e possono arrivare fino a una ventina, sono esclusi dal conteggio. Questo a causa della loro mortalità molto elevata. Tuttavia, un dato balza all’occhio: «Lo studio di fattibilità aveva accertato l’idoneità ambientale del territorio per una popolazione di 40-60 orsi, il minimo perché sia vitale — dice Angeli —. La differenza è che il territorio che loro avevano ipotizzato era molto più ampio per superficie rispetto al solo Trentino occidentale in cui l’orso è adesso. Si prevedeva che l’espansione nelle altre regioni fosse più ampia di quella effettiva». Una popolazione tra i 40-60 esemplari non rappresenta la dimensione massima che può essere ospitata in un territorio. È semmai il minimo per garantire continuità alla popolazione di plantigradi. Rimane però il fatto che non ci aspettava «una crescita così rapida e produttiva e i numeri hanno superato di molto la stima per il buon risultato del progetto, in uno spazio più ristretto»...
L'espansione
Questo perché l’espansione delle femmine è stato molta contenuta. Rispetto ai maschi infatti, che all’epoca del report si muovevano su una superficie teorica di 30.550 chilometri quadrati (ammesso dunque che l’orso avvistato in Ossola-Val Grande sia effettivamente da conteggiare), le femmine occupavano uno spazio più ridotto: 2.039 chilometri quadrati, con la presenza stabile nell’Alto Garda e Val di Ledro, nella sinistra orografica della bassa Val di Sole e nell’alta Val di Non.
Per cui nel 2021 c’erano in media 2,85 orse ogni 100 chilometri quadrati. La possibilità di danni dovuti all’incontro con l’uomo era già stata messa in conto nelle prime linee guida di Life Ursus. In seguito, nel 2010, il piano Pacobace ha dato l’ultima forma alle direttive da seguire in caso di danni dovuti ai plantigradi. Tra tutte le varie casistiche, l’abbattimento è previsto quando si verificano ripetute segnalazioni in centro residenziale, attacchi per difesa della preda, tentativi di penetrazione in strutture in cui sono presenti esseri umani, e attacchi senza provocazione. Per inciso, per essere messo in atto, l’abbattimento richiede un’autorizzazione specifica da parte del Ministero, che viene concessa sentito il parere dell’Ispra.
Le precedenti aggressioni
Per quanto riguarda gli indennizzi, nel 2021 sono stati liquidati 172 mila euro di danni a causa di 301 attacchi. Tuttavia, i casi che fanno più discutere sono quelli che coinvolgono l’uomo. L’ultimo risale al 5 marzo scorso: Alessandro Cicolini era a passeggio con il cane in Val di Rebbi quando ha subito l’aggressione di MJ5. Prima di lui, nell’agosto del 2020 è toccato a un carabiniere di Andalo, colpito da M47, ora trasferito in Ungheria. A giugno dello stesso anno, JJ4 aveva attaccato un padre e un figlio sul Monte Peller. Dopo una battaglia legale, l’orsa non è stata abbattuta. Nel 2017 la rimozione di Kj2 costò il processo all’ex governatore Ugo Rossi, poi assolto. Kj2 aveva aggredito a Terlago Angelo Metlicovec. Nel 2015 aveva inseguito un altro uomo a Cadine. Infine, è del 2015 l’aggressione di Marco Zadra sul sentiero verso Fai della Paganella e del 2014 quella da parte dell’orsa Daniza a un fungaiolo nei boschi di Pinzolo. Daniza perse la vita durante la sua cattura. Decisamente più sporadici danni e incontri tra uomo e orso in Alto Adige, terra di «sconfinamento» specie nella parte sud-occidentale (classificata come «area di transito»). Gli ultimi accertamenti sono stati fatti attraverso le impronte lasciate sulla neve a Villandro (il 20 marzo), a Lana (il 2 aprile) e a Barbiano (il 4). ''


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