Non sopporto tutta questa retorica, questa grande chiacchiera sull’amore per gli animali. Credo che sotto nasconda una forma di paternalismo, di senso di superiorità. Parliamo di animali, difendiamo i diritti degli animali, ma senza mai chiederci quale sia la volontà o il desiderio di queste creature tanto amate, o cosiddette tali.
Quello che ci circonda è un animalismo autocompiaciuto e buonista. Abbiamo un’idea degli animali molto a nostra misura e molto poco a misura degli animali stessi.
Gli animali ci guardano perché diamo loro del cibo. Gli animali di cui parla la maggior parte della gente sono finti animali, animali addestrati a stare con noi, castrati, selezionati per stare con noi. Sono un robot fatti di carne anziché di silicio. Ci comportiamo nei loro confronti come con i bambini: li proteggiamo in maniera eccessiva. Sono obesi, nevrotici. Non sono animali veri, infatti appena li metti in natura muoiono.
Noi altri, diceva Freud, siamo animali che hanno bisogno di essere amati. Gli altri animali no. Se ne stanno per conto loro, quando hanno bisogno di riprodursi si accoppiano, ma non hanno bisogno di amore. Noi umani, in questo senso, siamo fragili. Dipendiamo dallo sguardo di qualcun altro. Se non ci guardano diventiamo pazzi, letteralmente. Questa cosa la proiettiamo sul mondo intero: Dio ci guarda, gli animali ci guardano.siamo convinti di essere il problema dell’universo. Dobbiamo fare un’operazione di decentramento radicale.
Restituiamo gli animali alla loro animalità, lasciamoli stare e possibilmente esploriamo la nostra.”
Felice Cimatti, filosofo e docente all’Università della Calabria.
Intervista a cura di Clara Caroli su La Stampa

i buoni.[:D][:D][:D]
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