Personalmente penso di riuscire a coniugare la mia passione con il mio senso di responsabilità con un mio personale codice comportamentale.
In nessun sport (a parte la pesca) a) si uccide, b) si mangia la preda.
Nessuno sport ha una storia che coincide con quella dell'umanità.
Nessun sport riporta l'uomo alla sua condizione animale oggi nascosta dalle sovrastrutture culturali ma biologicamente ancora fortissima (forse il pugilato e la corsa, ma in misura minore).
Non conosco nessuno, anche se in teoria sarebbe possibile, che sia 'dentro' la natura e contrario alla caccia. Chi è contrario alla caccia (che io conosca) è FUORI dalla natura: si turba perchè il proprio gatto gli porta un passero per ringraziamento, non accetta che il cavallo vecchio debba morire per lasciare spazio al giovane, si preoccupa più dell'estetica dei propri animali che della loro salute psicofisca. Spessissimo non disdegna la carne di un animale allevato in condizioni non naturali e ucciso da altri. Ancor più spesso si turba per il leprotto ucciso dal cacciatore ma non è neppure a conoscenza del proprio bilancio ambientale personale o famigliare.
Dico questo perchè solo la consapevolezza della nostra componente animale e del nostro impatto sulla natura posso farci assumere scelte responsabili e mature, non solo sulla caccia, ma anche sugli affetti, sul sesso, sulla politica, sul lavoro ....
Daniele
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