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  • Toto2
    • Oct 2019
    • 53
    • Palermo

    #31
    Ciao Bruno, allora diamoci del tu, non ho nessun problema.
    Tra le cose che non mi tornano c'è questa tua affermazione correttiva che afferma che la brunitura a freddo è la stessa cosa della brunitura a ruggine tranne che per il mordente.

    I miei interventi tendevano a focalizzare la tipologia di trattamento che veniva citata fra 'brunitura fredda ed a Ruggine' che in sostanza sono la stessa cosa con l'assenza del mordente per la prima che è solo decorativa.

    Io per brunitura a freddo ho inteso quella comunemente usata per piccoli ritocchi, che ha come principali reaggenti il diossido di selenio ( altrettanto tossico quanto il sublimato)e il solfato di rame.
    Non vedo nemmeno una lontana somiglianza tra le due bruniture. Quella a ruggine produce, come dice la dicitura, ossido di ferro che può essere trasformata per bollitura* in magnetite qualora si voglia ottenere la brunitura nero-blu.
    La brunitura a freddo deposita sulla superficie trattata del seliniuro di rame con risultati sia estetici che, soprattutto, meccanici molto differenti. Anche il concetto di mordente non riesco a capirlo.

    Il quesito che ho posto ed è il punto più importante è conoscere come avviene la migliore protezione dell'acciaio, le reazioni chimiche, per poi impiegare con cognizione i vari prodotti.
    Ridurre i post ad un battibecco sulle formulazioni scritte quà e là non porta di certo cultura e saperi.
    Si studia il caso: la protezione degli acciai.
    Si cerca la soluzione.


    La brunitura non è solo una protezione del metallo, soprattutto nelle armi da caccia e ancora meno in quelle di pregio. Negli anni se si e affermata così come la* conosciamo e perché probabilmente risulta il migliore compromesso tra estetica, protezione e funzionalità. Già da anni sono disponibili nel mercato
    trattamenti molto più protettivi e resistenti
    della brunitura ( teflon, epossidiche, ceramiche ecc..), e dubito che qualcuno di noi comprerebbe mai una doppietta che non sia brunita. Pertanto il concepire la brunitura come un mero trattamento* protettivo non la condivido.
    Poi se hai trovato la soluzione che rende inossidabili e belle le nostre beniamine che ben venga. Ma, mi raccomando, non la utilizzare nei restauri.

    Un saluto a tutti

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    • Esperto e Collezionista
      ⭐⭐⭐
      • Apr 2010
      • 2270
      • Salento N.40°23 E.18°18
      • Jack - n. 01.09.2012 Bassotto Tedesco a Pelo Duro --- Joh - n.15.06.2022 Breton - Bianco-Arancio

      #32
      Ognuno di noi vede le cose con la propria prospettiva e difficile che altri si sovrappongano alla visione, al limite può essere o meno condivisa.
      Ciao Bruno, allora diamoci del tu, non ho nessun problema.
      Tra le cose che non mi tornano c'è questa tua affermazione correttiva che afferma che la brunitura a freddo è la stessa cosa della brunitura a ruggine tranne che per il mordente.
      Se andiamo a vedere i prodotti in commercio tutti si equivalgono nei componenti ma non tutti hanno la stessa 'aderenza' sul metallo (mordente). Questo viene fatto in quanto l'acido che consente l'aggrappamento e la formazione di cristalli nel fai-da-te è molto ridotto. Saprai bene di cosa parlo.
      Il solfato di rame è sempre presente in quasi tutte le formulazioni e l'acido selenioso serve a dare una particolare tonalità.


      La brunitura nasce esclusivamente per la protezione delle superfici, il lato estetico è relativo e viene molto dopo le prime applicazioni già dal '700.
      Prima di questi trattamenti chimici si usava impiegare il 'brunitoio' per la passivazione delle superfici.
      Poi se hai trovato la soluzione che rende inossidabili e belle le nostre beniamine che ben venga.
      Inossidabili non credo ma ho sicuramente fatto fare un bel passo avanti nei protettivi per le bruniture delle canne formulando un prodotto, il Chemical_7010 , che fornisce alla brunitura esistente una corposità e tonalità unica nel suo genere. Si sono sempre impiegati olii di varia natura ed additivi nati generalmente per la lubrificazione e non per la protezione.



      Ma, mi raccomando, non la utilizzare nei restauri.
      Questa poi potevi risparmiartela.
      Non conosci il livello dei miei restauri e neppure avrai mai visto come vengono eseguiti e ti consenti anche di consigliare...


      --------------------
      Casi già affrontati:

      --------------------
      Senza ribrunire e senza altrazione dell'originalità, RESTAURI, non Rimesse a Nuovo.
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      • Toto2
        • Oct 2019
        • 53
        • Palermo

        #33
        Questa poi potevi risparmiartela.
        Non conosci il livello dei miei restauri e neppure avrai mai visto come vengono eseguiti e ti consenti anche di consigliare...



        Voleva solo essere una chiusura
        Leggera e ironica. Ma vedo che non hai apprezzato.


        Credimi non voglio polemizzare. Considero
        I forum delle ottime fonti di scambio di conoscenza, a cui personalmente attingo molto e mi sento in dovere, quando posso, di lasciare qualcosa che ritengo possa essere utile. Penso che questo valga per tutti.
        I tuoi interventi sembrano incentrati, sicuramente involontariamente, a scoraggiare chi volesse intraprendere attività " fai da te" . Quando parli del fai da te, si legge tra le righe, dai per scontato risultati scadenti e poco " professionali ".
        Io che sono un fautore del fai da te, non condivido. Anche per hobby si possono fare cose eccellenti.
        Non mi intendo di restauro. Ma per me il concetto di restauro e relativo all'oggetto stesso. Una cosa è intervenire su un oggetto di alto valore storico, artistico, economico, su cui è doveroso agire per preservare tutte le peculiarità, altra cosa sono gli interventi
        Su oggetti che queste peculiarità non hanno ( prodotti industriali di serie ).
        Per esempio, parlare di restauro preservando tutte le qualità caratteristiche ( quali?) su un beretta s55 mi sembra eccessivo. Lasciare i residui di brunitura originale risparmiata dall'ossidazione a che pro? Era cosi preziosa?
        Io ho rifatto le bruniture, i legni e ho modificato lo scatto ( da monogrillo a monobigrillo) alla mia Bernardelli Roma 6 che è un prodotto industriale, e non mi sento come uno che ha "violentato" una doppietta. Anzi penso di averla migliorata
        Sia esteticamente che dal punto di vista funzionale. Non è arma da vetrina.
        Una curiosità, nelle armi delle foto dici di avere recuperato la brunitura originale.
        Con l'ossidazione evidenziata si sarà
        Sicuramente intaccato il metallo butterandolo. Quindi, presumo, che per riportare la superficie liscia avrai usato lo stesso ossido trattato chimicamente per convertirlo. Questo trattamento lascia la brunitura originale?

        Nb: Nella foto delle canne del s55 sembra
        ( non si vede bene) che la canna inferiore sia aperta. È così?

        Un saluto a tutti

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        • Esperto e Collezionista
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          • Apr 2010
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          • Jack - n. 01.09.2012 Bassotto Tedesco a Pelo Duro --- Joh - n.15.06.2022 Breton - Bianco-Arancio

          #34
          Originariamente inviato da Toto2
          Questa poi potevi risparmiartela.
          Non conosci il livello dei miei restauri e neppure avrai mai visto come vengono eseguiti e ti consenti anche di consigliare...



          Voleva solo essere una chiusura
          Leggera e ironica. Ma vedo che non hai apprezzato.


          Credimi non voglio polemizzare. Considero
          I forum delle ottime fonti di scambio di conoscenza, a cui personalmente attingo molto e mi sento in dovere, quando posso, di lasciare qualcosa che ritengo possa essere utile. Penso che questo valga per tutti.
          I tuoi interventi sembrano incentrati, sicuramente involontariamente, a scoraggiare chi volesse intraprendere attivitÃ* " fai da te" . Quando parli del fai da te, si legge tra le righe, dai per scontato risultati scadenti e poco " professionali ".
          Io che sono un fautore del fai da te, non condivido. Anche per hobby si possono fare cose eccellenti.
          Non mi intendo di restauro. Ma per me il concetto di restauro e relativo all'oggetto stesso. Una cosa è intervenire su un oggetto di alto valore storico, artistico, economico, su cui è doveroso agire per preservare tutte le peculiaritÃ*, altra cosa sono gli interventi
          Su oggetti che queste peculiaritÃ* non hanno ( prodotti industriali di serie ).
          Per esempio, parlare di restauro preservando tutte le qualitÃ* caratteristiche ( quali?) su un beretta s55 mi sembra eccessivo. Lasciare i residui di brunitura originale risparmiata dall'ossidazione a che pro? Era cosi preziosa?
          Io ho rifatto le bruniture, i legni e ho modificato lo scatto ( da monogrillo a monobigrillo) alla mia Bernardelli Roma 6 che è un prodotto industriale, e non mi sento come uno che ha "violentato" una doppietta. Anzi penso di averla migliorata
          Sia esteticamente che dal punto di vista funzionale. Non è arma da vetrina.
          Una curiositÃ*, nelle armi delle foto dici di avere recuperato la brunitura originale.
          Con l'ossidazione evidenziata si sarÃ*
          Sicuramente intaccato il metallo butterandolo. Quindi, presumo, che per riportare la superficie liscia avrai usato lo stesso ossido trattato chimicamente per convertirlo. Questo trattamento lascia la brunitura originale?

          Nb: Nella foto delle canne del s55 sembra
          ( non si vede bene) che la canna inferiore sia aperta. È così?

          Un saluto a tutti
          Ti rispondo per sommi capi.
          Restauro armi antiche e di prestigio da oltre 50anni e sentirmi dare dei consigli tipo: "...non fare questo o quello..." credo che sia inaccettabile, oltretutto, quando l'interlocutore non conosce i tuoi lavori arrogandosi un diritto di critica gratuita.

          Il restauro è ¨ IL RESTAURO qualunque sia il valore dell'oggetto la tecnica d'intervento deve essere sempre rivolta al ripristino dell'originalità*.
          Il fa-da-te mi va bene, come nei miei casi, quando vi è un tutor che guidi l'esecuzione dei lavori per indirizzare opportunamente la manualità ed i prodotti da impiegare, d'altra parte vi sono decine e decine (forse centinaia) di miei interventi in rete che indirizzano l'hobbista nella giusta strada.

          Anche in questo forum abbiamo valutato rimesse a nuovo spacciate per restauri facendo vedere le differenze che anche l' occhio attento del collezionista non sa cogliere.
          Le canne del Beretta S55 fanno parte di una serie sperimentale di oggetti che di volta in volta sottopongo a test.
          Riguardo le foto ed il recupero delle bruniture originali a volte si deve impiegare il metodo meno invasivo e più¹ rispettoso dell'originalità. Nella C96, arma ex ordinanza, rifare una brunitura dopo avere rimosso con abrasivi e spazzole rotative la ruggine, il metodo risulta molto aggressivo, meglio è calibrare un recupero ed una tonalià della brunitura sulla base originale. La differenza sarà che non si troveranno spigoli o superfici o fori smussati risultando il miglior compromesso possibile. Ribrunire l'ossidazione, si, a lavoro terminato non ci si accorge neppure. I molti casi che ho pubblicato hanno ridato 'freschezza' ad armi che per piccoli punti di ruggine avrebbero, come consuetudine, dovuto rifare l'intera rimessa a nuovo.
          I prodotti progettati dal mio team attualmente interessano marginalmente il settore armiero, hanno come obiettivo il risanamento dei ferri del calcestruzzo armato. I progetti di registrazione sono già depositati presso il Ministero dell'Innovazione.
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          • Toto2
            • Oct 2019
            • 53
            • Palermo

            #35
            Questa è la canna brunita con il metodo a ruggine
            Veloce


            Questa è stata brunita con il metodo a rugine lenta




            Una panoramica completa della doppietta dopo gli interventi



            Non mi pare sia venuta male.

            Un saluto a tutti

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            • Massi
              ⭐⭐⭐
              • Dec 2011
              • 2087
              • Terni
              • meticcio

              #36
              Bellissime bruniture, ma molta attenzione quando si usano sali solubili di Mercurio, per la loro spiccata tossicità.
              Rileggendo un trattato di chimica tossicologica, Il Mercurio, denota la sua maggior tossicità nei sui vapori, e nei sali solubili, ricordiamoci che il Mercurio è un neuro tossico e da accumolo, l'organismo non lo metabolizza e lo espelle, si accumola nel tessuto adiposo.
              Nelle operazioni di brunitura, quando si immergono i pezzi nella soluzione che contiene cloruro Mercurico, il Mercurio metallico si depone sulla superfice dei pezzi, sostituendosi
              al ferro, quando i pezzi vengono sfregati per far apparire la brunitura il Mercurio evapora e si disperde nel ambiente circostante e facilmente respirabile.
              Il Mercurio a una tensione di vapore elevata, se mettiamo una goccia di mercurio su un vetrino d'orologio e lo esponiamo al sole non lo troviamo più perchè evapora con facilità.
              Per rendervi conto della pericolosità del Mercurio legge questo tratto da Wikipedia, sul l'uso del dimetilmercurio da parte di una ricercatrice americana, quindi una persona altamente qualificata nel uso di sostanze tossiche.
              Karen Wetterhahn (Plattsburgh, 16 ottobre 1948 – Lyme, 8 giugno 1997) è stata una chimica statunitense, docente presso il Dartmouth College, esperta in metalli tossici. La sua morte, avvenuta in seguito a un'esposizione accidentale al dimetilmercurio, ha dato il via a un processo di revisione delle raccomandazioni sulla sicurezza nella manipolazione di composti altamente tossici.


              Indice
              1 Biografia
              2 Attività scientifica
              3 Incidente
              4 Conseguenze
              5 Note
              Biografia
              Karen Wetterhahn nasce a Plattsburgh, New York da Betty (Mary) (Clayton, New York 7 marzo 1921 – Winter Haven, Florida 7 dicembre 2013) e Gustave Wetterhahn. Nel 1970 si laurea con lode presso la St. Lawrence University mentre nel 1975 consegue il dottorato di ricerca in chimica inorganica e biochimica fisica presso la Columbia University[1]. Nel 1976, dopo un tirocinio di un anno presso l'istituto per la ricerca sul cancro della Columbia University, diventa la prima docente donna della facoltà di Chimica del Dartmouth College e giunge a ricoprire la cattedra "Albert Bradley Third Century Professor in the Sciences".

              Nel 1990 è stata cofondatrice presso il Dartmouth College del Women in Science Project (WISP), un progetto che ha lo scopo di creare dei tirocini di ricerca per le donne iscritte al primo anno dei corsi di Scienze, insieme ad altri programmi di sostegno scolastico e professionale, che ha contribuito ad aumentare la percentuale di donne laureate in ambito scientifico al Dartmouth College dal 13 al 25% e che è diventato un modello nazionale. Ha ricoperto diversi ruoli amministrativi, tra cui quello di preside dei corsi di laurea magistrali nel 1990, preside associato della facoltà di Scienze (1990-1994) e preside incaricato della facoltà di Arti e Scienze (1995), risultando determinante nella crescita dei corsi di laurea scientifici[2].

              È autrice di più di 85 pubblicazioni e ha seguito presso il suo laboratorio le attività di ricerca di oltre 50 studenti per il bachelor, 20 per la laurea magistrale e 14 assegnisti post-dottorato[2].

              Attività scientifica
              Esperta internazionalmente riconosciuta nel campo dei metalli tossici, si occupava in particolare degli effetti dei metalli pesanti (principalmente cromo e nichel) sui sistemi viventi, specialmente del modo in cui vengono metabolizzati all'interno della cellula e del loro ruolo nel causare il cancro. Uno dei suoi lavori ha permesso di determinare il meccanismo attraverso il quale il cromo danneggia il DNA e favorisce lo sviluppo del cancro. Secondo Brooke Martin, suo studente di dottorato, Wetterhahn ha "stabilito uno dei maggiori paradigmi nella tossicologia del cromo" in quanto ha scoperto che il meccanismo d'azione del cromo all'interno della cellula non avviene in un solo stadio bensì in due, ovvero l'assorbimento (uptake) del cromo esavalente e la sua riduzione (reduction) da parte di alcuni componenti cellulari a forme a più basso numero di ossidazione che reagiscono con il DNA, l'RNA e le proteine provocando delle alterazioni; questo modello è stato definito come "uptake-reduction model"[3].

              Nel 1995 ha ricevuto dal National Institute of Environmental Health Sciences il più grande finanziamento della storia del Dartmouth College, pari a 7 milioni di dollari, per dare vita a un programma di ricerca sugli effetti dei metalli pesanti (il Dartmouth Toxic Metals Superfund Research Program) che abbraccia diverse aree scientifiche, dalla tossicologia alla biologia degli ecosistemi lacustri e dalla biochimica all'epidemiologia e che riunisce scienziati afferenti, oltre che al Dartmouth College, anche alla Dartmouth Medical School e al Veterans Affairs Medical Center di White River Junction. L'approccio interdisciplinare alla ricerca caratterizza Wetterhahn che ha affermato: "Se devo studiare la cinetica biofisica o qualunque altra cosa per capire il problema, lo farò"[1].

              L'interesse per il mercurio è nato solamente nell'ultimo periodo della sua vita quando, durante un periodo sabbatico, ha iniziato a collaborare con il suo ex supervisore di dottorato Stephen Lippard e con un laureando del Massachusetts Institute of Technology, Jonathan Wilker, nello studio dei siti attivi delle proteine attraverso la risonanza magnetica nucleare. Una volta tornata al lavoro, Wetterhahn ha deciso di preparare uno standard contenente mercurio per calibrare lo strumento. Consultate le schede di sicurezza, lei e il collega Kent Sugden hanno deciso di evitare l'uso del dimetilmercurio perché troppo tossico e così hanno preferito utilizzare una soluzione di cloruri del mercurio, anch'essi tossici ma meno volatili e assorbibili attraverso la pelle. La registrazione dello spettro di una proteina con mercurio a essa legato non ha dato i risultati che la Wetterhahn si aspettava e quindi ha ipotizzato che lo standard preparato fosse poco accurato oppure che il mercurio non si fosse legato alla proteina nel modo in cui pensava. Wetterhahn ha deciso allora di preparare un nuovo standard utilizzando questa volta il dimetilmercurio e nei giorni successivi lei e Wilker, giunto da Cambridge, hanno registrato lo spettro sia dello standard sia delle proteine oggetto della ricerca. Lo spettro registrato utilizzando il dimentilmercurio non è risultato essere significativamente diverso rispetto allo standard preparato con il metodo precedente[1].

              Incidente
              Il 14 agosto 1996 (la data esatta è stata stabilita attraverso la lettura dei quaderni di laboratorio e delle date apposte sui contenitori utilizzati) Wetterhahn stava studiando la modalità con cui gli ioni del mercurio interagiscono con le proteine coinvolte nella riparazione del DNA e stava utilizzando il dimetilmercurio come materiale di riferimento standard per l'isotopo 199Hg in misure di risonanza magnetica nucleare (NMR)[4].

              Wetterhahn ha ricordato che una o più gocce di dimetilmercurio sono cadute dalla punta di una pipetta al dorso della sua mano sinistra, protetta da un guanto in lattice monouso, durante il trasferimento di una piccola quantità di composto dalla fiala in cui viene commercializzato (raffreddata da parte del un suo collega David Lemal in un bagno a ghiaccio prima di essere aperta così da diminuirne la volatilità) a un tubo per NMR. Non pensando di essere in pericolo si limitò a ripulire l'area di lavoro prima di sostituire il guanto contaminato. Tuttavia, il dimetilmercurio può permeare i guanti in lattice e penetrare nell'organismo attraverso la pelle in circa 15 secondi. L'esposizione a questo composto è stata successivamente confermata da un test effettuato sui capelli che ha evidenziato un notevole incremento dei livelli di mercurio 17 giorni dopo l'incidente iniziale, con un picco a 39 giorni e seguito da una graduale e lenta diminuzione[5].

              Circa tre mesi dopo l'esposizione, Wetterhahn ha cominciato a soffrire di brevi episodi di disturbi addominali, diarrea e nausea, accompagnati da una significativa perdita di peso (6,8 chilogrammi in due mesi). Il 20 gennaio 1997 venne ricoverata in ospedale in seguito all'aggravarsi dei sintomi neurologici che in pochi giorni passarono dall'intorpidimento e formicolio in entrambi gli arti inferiori oltre a frequenti perdite dell'equilibrio fino a difficoltà nel camminare, nel vedere, nel parlare e nell'udire che sono i sintomi maggiormente distintivi di un avvelenamento da mercurio. A questo punto vennero effettuati dei test che confermarono una intossicazione debilitante da mercurio: il livello di mercurio nel sangue era pari a 4000 microgrammi per litro, 20 volte la soglia di tossicità (200 µg/L), mentre il contenuto di mercurio nelle urine era di 234 microgrammi per litro (50 µg/L)[5].

              Venne intrapresa immediatamente un'aggressiva terapia chelante con DMSA (succimer) che inizialmente diede ottimi risultati, portando la quantità di mercurio eliminata attraverso le urine nelle 24 ore da 257 a 39800 µg, tuttavia le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Tre settimane dopo la comparsa dei primi sintomi neurologici, il 6 febbraio, Wetterhahn cade in quello che sembrava uno stato vegetativo alternato a periodi di estrema agitazione e pianto[5]. Diane Stearns, assegnista di ricerca che all'epoca lavorava con Wetterhahn, ha affermato: "Sono andata a vederla ma non era il tipo di coma che mi sarei aspettata. Si stava dimenando. Suo marito ha visto delle lacrime scendere lungo il suo viso. Ho chiesto se stesse sentendo dolore. I medici hanno detto che non sembrava che il suo cervello potesse nemmeno registrare il dolore"[6].

              In seguito alla sospensione del supporto vitale, Wetterhahn morì l'8 giugno 1997, meno di un anno dopo l'esposizione accidentale, lasciando il marito Leon Webb e i figli Charlotte (13 anni) e Leon Ashley (15 anni)[7]. L'autopsia evidenziò danni cerebrali, soprattutto alla corteccia cerebrale, con necrosi dei neuroni e gliosi; il contenuto di mercurio nel cervello è risultato essere sei volte maggiore rispetto a quello nel sangue[5].

              Watterhahn, prima di entrare in coma, ha chiesto che il suo caso venisse presentato alla comunità medica, agli scienziati impegnati in ricerche che fanno uso di mercurio e ai tossicologi, affinché in futuro si potessero evitare ulteriori incidenti come questo[5].

              In precedenza alla morte di Wetterhahn, altri due casi di decessi per avvelenamento da dimetilmercurio erano stati documentati: nel 1865 due assistenti di laboratorio inglesi morirono diverse settimane dopo aver partecipato alla prima sintesi del dimetilmercurio e nel 1972 un chimico cecoslovacco di 28 anni morì dopo aver sintetizzato 6 chilogrammi di composto[5].

              Conseguenze
              La morte di Karen Wetterhahn ha scosso non solo l'intero dipartimento di chimica del Dartmouth College ma anche le agenzie di regolamentazione dato che l'esposizione accidentale è avvenuta nonostante ella avesse adottato tutte le precauzioni di sicurezza note a quel tempo e che comprendeva l'uso di guanti in lattice e la cappa aspirante[8]. I colleghi di Wetterhahn hanno testato la permeazione del dimetilmercurio attraverso diverse tipologie di guanti protettivi e hanno scoperto che la piccola molecola apolare si diffonde attraverso la maggior parte di essi in pochi secondi. Attualmente, per la manipolazione del dimetilmercurio e di altri composti tossici con proprietà chimico-fisiche simili è previsto che s'indossino guanti in plastica laminata altamente resistenti e flessibili e, come ulteriore barriera protettiva, anche degli spessi guanti a manica lunga di neoprene o nitrile[8].

              Si è cercato di diminuire l'utilizzo del dimetilmercurio come standard di calibrazione nella spettroscopia NMR, nonostante presenti diversi vantaggi rispetto alle altre alternative esistenti[9].

              Il Dartmouth College ha istituito un premio in ricordo di Karen[10] per incoraggiare altre donne a intraprendere una carriera scientifica così come anche il National Institute of Environmental Health Sciences.[11] In quest'ultimo caso il premio è assegnato annualmente a un laureato o a un ricercatore post-dottorat

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              • Toto2
                • Oct 2019
                • 53
                • Palermo

                #37
                Ciao Massi, l'ho capito non lo faccio piu [:D]

                Mi era già stato ricordato, e anche io avevo riportato, che il sublimato non è acqua fresca. Come pure tanti prodotti che utilizziamo.
                Fortunatamente li utilizziamo non per professione
                Giornalmente, ma una tantum quando facciamo
                Questi lavoretti, adottando le dovute precauzioni .
                La cosa incredibile è che nel passato il sublimato veniva utilizzato in tanti ambiti, addirittura in medicina.
                Un saluto a tutti

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                • G.G.
                  Moderatore Armi e Polveri
                  • Jun 2006
                  • 11225
                  • BOLOGNA, Bologna, Emilia Romagna.
                  • Epagneul Breton

                  #38
                  Originariamente inviato da Toto2
                  Ciao Massi, l'ho capito non lo faccio piu [:D]

                  Mi era già stato ricordato, e anche io avevo riportato, che il sublimato non è acqua fresca. Come pure tanti prodotti che utilizziamo.
                  Fortunatamente li utilizziamo non per professione
                  Giornalmente, ma una tantum quando facciamo
                  Questi lavoretti, adottando le dovute precauzioni .
                  La cosa incredibile è che nel passato il sublimato veniva utilizzato in tanti ambiti, addirittura in medicina.
                  Un saluto a tutti
                  Certo che in chimica basta poco a fare grandi differenze.
                  Il sublimato corrosivo HgCl2 è molto velenoso, induce necrosi intestinali, mentre il calomelano HgCl altro sale mercuroso, per la sua bassa solubilità in acqua è stato considerato non tossico e usato per decenni come purgante, antielmintico e disinfettante...

                  Cordialità
                  G.G.
                  Ultima modifica G.G.; 04-09-21, 22:52.
                  Some people hear their own inner voices with great
                  clearness and they live by what they hear.
                  Such people become crazy, or they become legends.
                  </O:p

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                  • Valerio Migratoria
                    ⭐⭐⭐
                    • Jan 2006
                    • 1595
                    • Milano, Varese, Lombardia.

                    #39
                    una domanda per gli amici più ferrati in materia .... oltre all'elevato livello di finitura e lucidatura il Colt Royal Blue come lo si può ottenere ??? ...quali i segreti di questa particolare finitura ???
                    Volevo segnalare per la vostra curiosità questo sito americano

                    Turnbull Restoration Company, Inc.https://www.turnbullrestoration.com
                    File allegati
                    Ultima modifica Valerio Migratoria; 04-09-21, 19:59.
                    sigpic

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                    • oreip
                      ⭐⭐⭐
                      • Jan 2009
                      • 9162
                      • Santa Flavia (PA)
                      • Pointer " ZICO "

                      #40
                      Valerione Amico mio, è un privileggio riaverti con più continuità nel Forum. Non sparire e argomenta più spesso, il tuo spessore sommato a quello degli altri competenti del Forum, è una fonte di crescita.
                      A presto
                      Con Amicizia e Affetto
                      piero
                      Homo Homini Lupus
                      "l'uomo è un lupo per l'uomo" (Plauto)

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                      • Toto2
                        • Oct 2019
                        • 53
                        • Palermo

                        #41
                        Non mi considero molto ferrato ma un tentativo di risposta la voglio dare.
                        Premesso che non ho mai visto una "colt royal blue", ma so che la finitura di queste armi sono di altissimo livello. Nelle bruniture, in generale, più è alto il livello di finitura e piu si hanno riflessi che vanno verso il colore blu. Ma sono solo riflessi che vengono accentuate da certe condizioni di luminosità. Se il bel colore royal blue del python non è un riflesso ma è il colore propio probabilmente è stato usato un procedimento di brunitura diverso che sfrutta il calore in assenza o quasi di ossigeno. Questo processo di brunitura a molte cose in comune ad alcuni tipi di trattamenti termici a cui vengono sottoposti gli acciai, come la cementazione e i rinvenimenti. Ovviamente le varianti nel produrre questo tipo di brunitura sono tantissime ma fondamentalmente si tratta di portare il pezzo da brunire a una ben precisa temperatura in atmosfera/ambiente controllato e mantenerla costante per un lungo tempo. Si può fare in bagno di sali fusi, in cassette metalliche dove all'interno il pezzo da trattare viene ricoperto con materiale organico carbonizzato o in forni particolari dove non c'è il contatto con il materiale organico carbonizzato ma solo con i suoi fumi. È simile alla colorazione che si fa a cannello ai piccoli pezzi e alle viti, ma non è la stessa cosa.

                        Un saluto a tutti

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                        • Massi
                          ⭐⭐⭐
                          • Dec 2011
                          • 2087
                          • Terni
                          • meticcio

                          #42
                          Originariamente inviato da Valerio Migratoria
                          una domanda per gli amici più ferrati in materia .... oltre all'elevato livello di finitura e lucidatura il Colt Royal Blue come lo si può ottenere ??? ...quali i segreti di questa particolare finitura ???
                          Volevo segnalare per la vostra curiosità questo sito americano

                          Turnbull Restoration Company, Inc.https://www.turnbullrestoration.com
                          Nelle immagini procedimento e libro da dove è stato ripreso


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                          • Valerio Migratoria
                            ⭐⭐⭐
                            • Jan 2006
                            • 1595
                            • Milano, Varese, Lombardia.

                            #43
                            Interessante .... proverò..... grazie
                            sigpic

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                            • Joe
                              ⭐⭐
                              • Feb 2009
                              • 281
                              • - SICILIA

                              #44
                              Buonasera a tutti,ho provato a restaurare le canne,molto rovinate, della mia Beretta 425.Non è un lavoro perfetto,ma può andare,visto lo stato di usura e la mia incompetenza in materia.Ma con soli 10 € e tanto olio di gomito,qualcosa è venuta fuori.Allego qualche foto..














                              [url=https://postimg.cc/6yHWftYc]







                              [url=https://postimg.cc/6yHWftYc]

                              Giuseppe
                              __________
                              ______________________

                              Nella vita non mollare mai!!!

                              Commenta

                              • mbgigante
                                ⭐⭐⭐
                                • Nov 2011
                                • 1023
                                • Verona

                                #45
                                Ottimo lavoro, sul serio. Puoi descrivere come hai fatto?

                                Commenta

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