Il primo Prelievo. Riflessioni, consigli, esperienze

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  • sly8489
    ⭐⭐⭐⭐
    • Mar 2009
    • 12161
    • Trieste
    • spring spaniel

    #91
    Toperone, se dovessimo incontraci ti riconoscerei perché dal forte mio bagliore, girerai la testa e chiuderai gli occhi.

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    • toperone1
      toperone1 commenta
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      Vorrei una tua foto da mettere sul cruscotto dell'auto con scritto: "non correre, pensa a me"

    • Camoscio61
      Camoscio61 commenta
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      Mi raccomando Paolo: non dimenticare la crema solare! 🤣🤣🤣🤣🤣
  • Shelby
    ⭐⭐
    • Apr 2025
    • 459
    • Chiavari

    #92
    Originariamente inviato da sly8489
    Ti ringrazio per la puntualizzazione, non sono un tecnico, mi è stato detto che la torcia IR emette luce infrarossa, non credo che questa luce infrarossa serve ai visori termici, in ogni caso ci sarà sempre qualcosa che riguarda il calore e l'infrarosso. Credo che per distinguere i due visori basterebbe dire visore ad infrarosso e visore termico.
    Ho voluto precisare perchè hai toccato un aspetto essenziale relativo al "riconoscimento" della preda. Un termico potrebbe non essere in grado di riconoscere quale animale sia, vede una traccia termica che può essere indistinta. Questo può dipendere da distanza, capacità del sistema sensore/ottica. Un intensificatore vede grazie alla luce residua e può sfruttare un illuminatore. Il termico cattura una radiazione emessa da un corpo caldo, l'intensificatore una luce riflessa. In teoria con l'intensificatore vedi come con dei super occhi. In ambito militare si distingue tra: detection, c'è qualcosa; recognition, è un determinato oggetto ( uomo, animale, automobile); identification, è un preciso individuo. (Shelby, cinghiale maschio adulto, fiat 500 etc)

    Quando si sceglie uno strumento questi parametri sono fondamentali

    modalità pierino off😁

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    • Shelby
      ⭐⭐
      • Apr 2025
      • 459
      • Chiavari

      #93
      toperone1 commenta oggi, 09:48
      Vorrei una tua foto da mettere sul cruscotto dell'auto con scritto: "non correre,



      scusate l'OT ma mi è venuto in automatico 😁

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      • danguerriero
        ⭐⭐⭐
        • Feb 2010
        • 5421
        • ai confini dell'Impero
        • Elsa Donderius: Deutsch Kurzhaar

        #94
        La selezione migliora la qualità.

        Sempre.
        ...Im heil'gen Land Tirol...

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        • cero
          ⭐⭐⭐
          • Jan 2009
          • 3041
          • Romagna

          #95
          Originariamente inviato da sly8489
          Sarebbe bello capire chi scommetterebbe sul tiro fatto di notte a 200 metri con un visore notturno e chi scommetterebbe sulla tecnica della cerca con l'accostamento ad 80 metri dai cinghiali, fatto di notte.
          Non vedo grosse difficoltà in entrambi i casi, anche con tiri a distanze maggiori che con accostamenti a distanze molto inferiori agli 80 metri.

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          • Camoscio61
            ⭐⭐
            • Nov 2024
            • 586
            • Milano-Aosta
            • Golden Retriever: Sean

            #96
            Vero Dan, ma solo quando viene fatta con criterio e responsabilità.

            Il caso più eclatante è quello degli elefanti: a suon di abbatterli e soprattutto bracconarli per le zanne, stanno crescendo in percentuale i soggetti che ne sono privi.

            Lo sapevano bene a metà del ventesimo secolo quanto praticavano il culling sulle popolazioni dei proboscidat, lasciando in vita i soggetti migliori, che potessero usufruire di una maggiore quantità di risorse.

            Stessa cosa, anche se non ho dati in merito, ritengo capiti per i nostri ungulati; in passato, ad onor del vero, è stato criticato anche il prelievo di animali con trofeo scarso; avere tanti animali “forti” esaspera la competizione intraspecifica nell’epoca degli accoppiamenti determinandone un aumento di mortalità; la soluzione prospettata era: preleva il primo che ti capita ( ovviamente che rispetti i criteri di sesso, classe ed età dell’ assegnazione).

            Questa soluzione mi ha però lasciato sempre tiepido, mi sembra di comodo per giustificare i furbi e con basi scientifiche non solidissime.

            Un animale “forte”, perlomeno nei camosci, lo è fin da giovane; nel cervo alcuni animali portano trofei scarsi tutta la vita; in più, animali dal forte trofeo sono quelli che hanno raggiunto l’età della piena maturità ( per alcune specie, Rupicapra e Ibex per esempio, anche la vecchiaia) e questo capita ai soggetti più forti fisicamente, più capaci di procurarsi il cibo e di evitare i pericoli.

            La Natura non è “cattiva”, ma certamente è “severa” e noi cacciando dovremmo mimare i suoi stessi criteri di selezione.

            Per questo, quando sento parlare di caccia di selezione notturna, mi salta la mosca al naso: è controllo o (auto)difesa, ma non selezione.

            La caccia al trofeo è un tipo particolare di caccia che riconosce motivazioni diverse da quella comune “di selezione”.
            "Il dubbio cresce con la conoscenza " W. Goethe

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            • Camoscio61
              Camoscio61 commenta
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              Come hai letto ho riportato anch’io la teoria della scelta casuale del prelievo motivata maggior competizione sessuale come causa di morte quando la popolazione è formata da maschi vicini per prestanza fisica.

              Rimango tuttavia perplesso sulla scelta dell’ abbattimento casuale che
              effettivamente non so se suffragata da dati certi o prevalentemente da considerazioni teoriche.

              Per farti un esempio ci sono dati scientifici inoppugnabili che hanno evidenziato come nei camosci i piccoli delle femmine di maggior peso hanno possibilità di sopravvivere di inverno maggiori di quelli di mamme più “ leggere “ e questo anche in caso della morte della madre stessa.

              I cervi con migliori trofei in generale hanno anche corporature più forti e i trofei sono migliori perché sono animali che possono spendere più risorse per determinarne lo sviluppo.

              Le femmine di capriolo dalla corporatura più robusta sono quelle che più frequentemente hanno parti gemellari.

              Lo studio che riporti suo salmoni fa il pari con le osservazioni che ho riportato sulla popolazione degli elefanti, non mi sembra che confuti quanto scrivo.

              In fondo la selezione naturale agisce sempre sacrificando i soggetti più deboli.

              Ho l’impressione che queste dinamiche debbano essere ulteriormente studiate e le teorie in qualche modo verificate.

            • Camoscio61
              Camoscio61 commenta
              Modifica di un commento
              In sintesi: la teoria e le regole le conosco, e bene, tuttavia dopo 45 anni di caccia agli ungulati, di cui 25 specificamente di selezione, ho maturato qualche motivata riserva sulle teorie che mi hanno insegnato.

            • Caccia&Pesca
              Caccia&Pesca commenta
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              Il mio punto è che, all'interno della quota di individui "abbattibili", sia sempre meglio scegliere in modo totalmente casuale. In questo modo non si influenza a lungo termine la frequenza genica della popolazione, lasciando che sia la "natura" stessa a selezionare i caratteri più adatti alla sopravvivenza, in base agli scenari ambientali futuri.

              Il caso dei salmoni mostra chiaramente cosa accade quando si applica un criterio di selezione artificiale specifico, come il prelievo sistematico degli individui più grandi. Probabilmente il problema sarebbe stato meno grave se la pesca avesse coinvolto anche esemplari più piccoli (sempre nel rispetto delle taglie minime), ad esempio usando reti con maglie inferiori o, ancora meglio, riducendo la pressione di pesca complessiva.

              Tornando agli ungulati, ho analizzato lo scenario negativo che avevi accennato (la diminuzione della popolazione) derivante dall'ipotesi di favorire gli individui più robusti. È altrettanto ragionevole, però, l'altra ipotesi che hai avanzato: favorire i più robusti potrebbe avere un effetto positivo, portando a una popolazione complessivamente più resistente.

              Esiste anche l'ipotesi opposta: se per ottenere più carne o trofei migliori si abbattono gli individui più grossi, la popolazione sarà composta da esemplari sempre più piccoli. Questo potrebbe replicare, con le dovute differenze, gli effetti negativi visti nei salmoni, come una minore fecondità e una ridotta resistenza complessiva.

              Tuttavia, ipotizziamo un futuro in cui il cambiamento climatico e l'aumento delle temperature causino incendi spontanei sempre più frequenti (fenomeno purtroppo già in atto). Questo ridurrebbe la superficie delle foreste. In un simile contesto, gli individui più piccoli potrebbero essere avvantaggiati: consumano meno vegetazione e hanno un home range ridotto, adattandosi meglio a una superficie boschiva limitata. Un fenomeno del genere si è già verificato in passato, ad esempio con gli elefanti preistorici in Sicilia, diventati molto più piccoli rispetto a quelli dell'Europa continentale a causa della riduzione delle risorse sull'isola.

              Tutto questo dimostra che i fattori in grado di plasmare e selezionare i caratteri di una specie in futuro sono tantissimi e interconnessi. Poiché è impossibile prevederli o quantificarli tutti — basti pensare all'arrivo improvviso di specie aliene o di patogeni esotici, o al fatto che specie affini possono reagire in modo opposto allo stesso disturbo — la scelta migliore è quella "precauzionale" (scegliere a caso per avere più differenze tra gli individui della popolazione -- in vista di una prospettiva futura --, anzichè decidere quali caratteri in forma di individui possano essere più o meno utili ad una specie, anche se nello specifico e per le condizioni ATTUALI, alcuni sono oggettivamente più vantaggiosi di altri, come la taglia corporea sulla fecondità dei caprioli che hai riportato).

              Per garantire alla specie le massime probabilità di sopravvivenza, dobbiamo tutelare la sua variabilità genetica, che si manifesta proprio nelle differenze tra i singoli individui. Questa variabilità è talmente cruciale che, prima di effettuare delle reintroduzioni in natura, vengono sempre selezionati gli individui con la maggiore eterozigosi (variabilità genetica) e diversità, pur rimanendo all'interno della stessa sottospecie, varietà o ecotipo. E quindi il prelievo casuale mimerebbe in qualche modo lo stesso meccanismo.

              In parole povere sebbene certe caratteristiche di una specie (taglia, colore del manto, abitudini etc.) attualmente sono oggettivamente vantaggiose, ciò non ci autorizza a selezionare gli individui che ne sono poco caratterizzati, perchè quello che con le condizioni attuali è uno svantaggio un domani potrebbe non esserlo più.

              Se l'argomento può interessare magari cerco qualche articolo, se li trovo, se sia meglio selezionare gli individui o abbatterli senza far caso alle loro caratteristiche, riguardo gli ungulati o altre specie cacciabili; magari aprendo un thread apposito
          • Camoscio61
            ⭐⭐
            • Nov 2024
            • 586
            • Milano-Aosta
            • Golden Retriever: Sean

            #97
            Verissimo che è difficile prendere in considerazione tutti i fattori in grado di plasmare la selezione e quali caratteristiche possano essere vantaggiose, in un futuro, se le condizioni dovessero cambiare, ma è ancora più vero che la selezione naturale si esercita alle condizioni attuali e usando il criterio di prelevare i capi più scarsi si mimano i criteri selettivi proprio della natura che penalizza i deboli.

            Genotipo e fenotipo non sempre coincidono e quindi la variabilità genetica non viene modificata da criteri selettivi orientati a danno dei soggetti con aspetto più debole se non, forse, in tempi molto lunghi; i soggetti utilizzati per le reintroduzioni invece provengono di solito da coorti numericamente molto ridotte di progenitori e quindi è del tutto sensato cercare di avere la massima variabilità genetica

            Nei capi presenti in natura sulla qualità fenotipica dei soggetti influisce non solo la genetica ma l’ ambiente e la competizione soprattutto intraspecifica.

            Geni svantaggiosi erano di fatto lentamente marginalizzati, ma non scomparsi, anche nella specie umana, pensa a quelli che codificano per l’ intolleranza verso il glutine o il lattosio o resistevano solo se rappresentavano un vantaggio in particolari circostanze ( la talassemia nei luoghi di endemia malarica).

            Per quanto riguarda i tempi reali di un impoverimento genetico su popolazioni vaste ti basti pensare al fatto che molti di noi conservano geni tipici dell’ uomo di Neandertal che sono vantaggiosi nella difesa dalle infezioni ma che si sono rivelati all’origine della eccessiva risposta immunitaria causa di morte nel Covid.

            L’ esempio dei salmoni che porti non è applicabile a quanto sostengo: si sottopongono a maggior pressione i soggetti di aspetto migliore così come capiterebbe se l’ obiettivo fosse orientato alla sola caccia al trofeo.

            Se cacci i soggetti meno forti ( in senso lato) rispetti la piramide della popolazione, eventualmente riducendone solo la base, ma senza modificarne l’ altezza

            Buona serata Caccia & pesca e grazie davvero per questo stimolante contraddittorio
            "Il dubbio cresce con la conoscenza " W. Goethe

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            • marbizzu
              ⭐⭐
              • Jun 2008
              • 958
              • Catanzaro

              #98
              Interessante argomento! Ma generalizzare non è bene, si dovrebbe argomentare per specie. Faccio un esempio sui cinghiali e lupi. Qui in Calabria sul cinghiale siamo in regime di eradicazione, in selecontrollo si tira di tanto sui soggetti grandi per poter vendere le carcasse e lasciare i piccoli per poi abbatterli in braccata, il risultato è un disastro perchè hanno modificato le loro abitudini, la più straordinaria e che hanno colonizzato le città perdendo il loro istinto della paura dell'uomo. Ne usciremo sconfitti. I lupi si stanno moltiplicando in maniera esponenziale, al momento su animali domestici i danni sono limitati, ma in futuro chi lo sà. Un' altro esempio sono i colombacci, un tempo erano rari, e per cacciarli dovevi andare in posti precisi e mimetizzarsi al massimo. Oggi li trovi ovunque in apertura si spara facilmente mentre dopo quelli che vivono cambiano volo e affili e difficilmente si faranno prendere, come pure hanno colonizzato come i cinghiali le città e ti ritrovi colombacci che beccano a terra vicino le persone dimenticandosi che l'uomo è un predatore. Questo per dire che non si gestisce nulla, l'uomo o distrugge o modifica le abitudini e genetica del mondo animale

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              • Camoscio61
                Camoscio61 commenta
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                Marbizzu, ma quello che descrivi non c’entra nulla con la “caccia di selezione”; concordo con te che è disastroso, ma il suo nome, ad essere gentili è:
                “Papocchio “.
                Ultima modifica Camoscio61; oggi, 17:12.

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