Lupi
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Qlk giorno fa, precisamente il 3 giugno se non erro, nella trasmissione televisiva Tagadà a La7 si parlava di danni causati dai caprioli alle varie piantagioni, trai vari ospiti il rappresentante dei cacciatori era Bruno Modugno, e poi c'era un Etologo il quale affermava che non potevano essere i cacciatori a gestire il problema in quanto (cit.)"hanno già distrutto il territorio", inoltre asseriva che il problema del soprannumero di caprioli era sempre colpa dei cacciatori perchè (cit.) "stanno portando all'estinzione i grandi predatori come lupo ed orso grazie alla pratica dei bocconi avvelenati".Damiano B. -
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Per il Sig. Marzano...mi perdoni, le brutte abitudini sono purtroppo dure a morire.Commenta
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Ho sentito, cose da pazzi, questo "etologo" afferma che i cacciatori avvelenerebbero gli animali , cosa assolutamente FALSA , che stanno distruggendo i lupi, mentre nella realtà sono in fortissimo e costante aumento sia numerico che di territorio occupato. I caprioli e gli altri ungulati cervi, camosci, cinghiali , sono pure in fortissimo aumento nonostante la caccia. la solita solfa che l'uomo ha occupato il territorio degli animali é ripresa sempre poi, il povero Modugno é stato sempre interrotto, non ha potuto parlare ed é anche stato zittito perché i media sono TUTTI animalisti. Il contadino o agricoltore ha ben spiegato cosa succede dove la caccia non intervenga e gli anticaccia propongono di cintare con reti elettrificate , praticamente tutto il territorio, cosa economicamente e praticamente troppo costosa e , assurdo degli assurdi, dicono che gli animali selvatici vanno sterilizzati, cioé addormentati e poi punturati, e chi pagherebbe ? e sterilizzare non é invasivo ' non é piu' semplice , pratico ed economico, continuare con dei piani di abbattimento basati su un numero di capi sostenibile ? Questi, animalisti ed etologi sono manifestamente BUGIARDI ed offendono i cacciatori confondendoli con i bracconieri .
---------- Messaggio inserito alle 02:35 PM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 02:33 PM ----------
io le ho chiesto come si fa a fare l'esame del DNA via foto e gradirei che cortesemente mi rispondesseZETAGI Per il Sig. Marzano...mi perdoni, le brutte abitudini sono purtroppo dure a morire.lucioCommenta
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I lupi sono talmente pochi che nell'atc dove pratico la caccia di selezione si cominciano già a vedere i risultati. In due anni di presenza certa di almeno un branco stabile, siamo passati da un piano di abbattimento di 1200 caprioli a uno di 900. Nel filmato si sono sentite un sacco di balle. la prima che i danni da capriolo ammontano a centinaia di migliaia di euro, quando il grosso dei danni è portato dai cinghiali e quello da caprioli ammonta forse a una decina di migliaia di euro.Ho sentito, cose da pazzi, questo "etologo" afferma che i cacciatori avvelenerebbero gli animali , cosa assolutamente FALSA , che stanno distruggendo i lupi, mentre nella realtà sono in fortissimo e costante aumento sia numerico che di territorio occupato. I caprioli e gli altri ungulati cervi, camosci, cinghiali , sono pure in fortissimo aumento nonostante la caccia. la solita solfa che l'uomo ha occupato il territorio degli animali é ripresa sempre poi, il povero Modugno é stato sempre interrotto, non ha potuto parlare ed é anche stato zittito perché i media sono TUTTI animalisti. Il contadino o agricoltore ha ben spiegato cosa succede dove la caccia non intervenga e gli anticaccia propongono di cintare con reti elettrificate , praticamente tutto il territorio, cosa economicamente e praticamente troppo costosa e , assurdo degli assurdi, dicono che gli animali selvatici vanno sterilizzati, cioé addormentati e poi punturati, e chi pagherebbe ? e sterilizzare non é invasivo ' non é piu' semplice , pratico ed economico, continuare con dei piani di abbattimento basati su un numero di capi sostenibile ? Questi, animalisti ed etologi sono manifestamente BUGIARDI ed offendono i cacciatori confondendoli con i bracconieri .
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Ho sentito, cose da pazzi, questo "etologo" afferma che i cacciatori avvelenerebbero gli animali , cosa assolutamente FALSA , che stanno distruggendo i lupi, mentre nella realtà sono in fortissimo e costante aumento sia numerico che di territorio occupato. I caprioli e gli altri ungulati cervi, camosci, cinghiali , sono pure in fortissimo aumento nonostante la caccia. la solita solfa che l'uomo ha occupato il territorio degli animali é ripresa sempre poi, il povero Modugno é stato sempre interrotto, non ha potuto parlare ed é anche stato zittito perché i media sono TUTTI animalisti. Il contadino o agricoltore ha ben spiegato cosa succede dove la caccia non intervenga e gli anticaccia propongono di cintare con reti elettrificate , praticamente tutto il territorio, cosa economicamente e praticamente troppo costosa e , assurdo degli assurdi, dicono che gli animali selvatici vanno sterilizzati, cioé addormentati e poi punturati, e chi pagherebbe ? e sterilizzare non é invasivo ' non é piu' semplice , pratico ed economico, continuare con dei piani di abbattimento basati su un numero di capi sostenibile ? Questi, animalisti ed etologi sono manifestamente BUGIARDI ed offendono i cacciatori confondendoli con i bracconieri .
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io le ho chiesto come si fa a fare l'esame del DNA via foto e gradirei che cortesemente mi rispondesse
Questo è quanto ha dichiarato successivamente Bruno Modugno:
In almeno 40 anni di RAI e 16 di TV satellitare non ho mai partecipato ad una trasmissione televisiva più sgangherata di quella alla quale mi hanno invitato ie...ri. La trasmissione era Tagadà di La7, condotta da Tiziana Panella. Gli studi erano quelli di via Novaro 32, dove una volta erano ospitati gli studi 7 ed 8 della RAI e dove negli anni ’70, fino alla riforma del 1976, ho realizzato almeno 800 puntate di Ore20, la trasmissione quotidiana che faceva da traino al giovane Tg2 delle 20,30, quello condotto da Ennio Mastrostefano. I più vecchi lo ricorderanno. Tutto è cominciato con una telefonata: “Vorrebbe venire domani a parlare di caprioli a La 7?” “Per quale trasmissione?” “Tagadà” “Come? “ “Tagadà” “ E che è? A che ora devo essere lì?” “Lei andrà in onda alle 16. Basta che venga mezz’ora prima” “Chi la conduce, quali sono gli altri ospiti?” “La Panella. Per le altre notizie, la chiamerà la redazione domattina. La mandiamo a prendere con un’auto” “Non serve, conosco la strada” L’indomani alle 11 mi telefona qualcuno. Grazia, forse uno degli autori. “Qual’ è il tema?” “I caprioli” “Sì, ho capito. Ma più precisamente? Venga qui e lo saprà. Ah, mi raccomando. Venga vestito da cacciatore.” “Dice sul serio? Devo venire in costume?” “Sì, ma senza fucile.” “Sicuro, senza fucile?”
La mattina dopo, aspettando di far l’ora, ho raccolto per prima cosa i dati sulla gestione del capriolo in Italia, quelli dell’Ispra, vecchi di 11 anni e quelli più recenti di amici ricercatori. Non essendo nuovo a queste esperienze pensavo che mi sarei trovato davanti, come sempre, qualche agguerrito ambientalista o nella migliore delle ipotesi, studiosi e ricercatori non del tutto favorevoli alla caccia, anche se non di caccia. ma di gestione pensavo avremmo parlato. Proprio perché il tema era : il capriolo, specie cacciabile solo in selezione, secondo piani di abbattimento redatti dopo accurati censimenti e assai rispettosi della struttura delle popolazioni. I numeri sono a nostro favore: il tipo di gestione che in Italia si pratica sugli ungulati è vincente. In pochi anni siamo riusciti ad aumentare le popolazioni di fauna selvatica fino a raggiungere quelle di Paesi europei che abbiamo sempre considerato come modelli da raggiungere. In particolare, Franco Perco, direttore del Parco dei Sibillini e tra i più grandi esperti europei della specie capriolo, sostiene addirittura che dovremmo essere vicini al milione, tanti quanti sono presenti in Ungheria. Mi sa che si parla anche di lupo, pensai. Alessandro Bassignana mi aveva appena telefonato per dirmi che una redazione di LA7 gli aveva chiesto i dati sui lupi in Piemonte. Raccolsi così anche elementi su lupo, semmai il dibattito su fosse allargato anche a questa specie. Insomma, mi sono preparato ammodino. Vediamo desso su Internet che cosa è questa “Tagadà” e chi è la conduttrice. La trasmissione è un contenitore pomeridiano dove si parla di varia umanità. La conduttrice, una donna assai bella, era presente con un curriculum di tutto rispetto. Bene, allora. Che problema c’è? Il dibattito volerà alto, guidato da questa collega di grande esperienza.
Alle 15,30, mi presento all’appuntamento, vestito non in tuta mimetica come si sarebbero aspettati, ma in sahariana. E' un abito che indosso normalmente durante l’estate e non necessariamente durante i safari. Mi introducono in una saletta angusta dove gli ospiti solitamente aspettano il loro turno. C’era già un simpatico signore in giacca e cravatta. Si presenta- E’ un agricoltore della provincia di Asti che lamenta i danni che i caprioli della zona fanno ai vigneti e alle piante da frutta. Entrano altre due persone, una bella ragazza e uno spilungone malvestito. La ragazza mi guarda e senza nemmeno presentarsi fa: “Lei è cacciatore?” Risposi: “Sì, anche. Ma per prima cosa sono un uomo di buone letture e di sani principi, un giornalista, anche nonno. E lei immagino sia una vegana, di professione.” Fece un smorfia e non rispose. Ah, pensai, cominciamo bene. Con lo spilungone. che si guardò bene di presentarsi, iniziò una fitta conversazione sottovoce. Chiedo di parlare con gli autori per conoscere ll’argomento del dibattito. Il capriolo, mi dicono. Il capriolo, come? Sono troppi, troppo pochi, decimati dal lupo, i caprioli e i danni all’agricoltura. E chi interviene? Quelli che vede: un agricoltore, un’ambientalista e un etologo. Chi è? Verrà presentato in studio con i suoi titoli. E quanto tempo abbiamo? Venti minuti.
Veniamo “microfonati”, come diciamo in gergo, e sediamo in studio. La giornalista non fa gli onori di casa, non saluta, nemmeno si presenta. Una burina. Attacca subito sottovoce, ma così sottovoce che l’agricoltore ed io. un po’ sordi, le chiediamo di parlare più forte. Non sentiamo niente. Forse annuncia il tema del dibattito. Ma intanto viene data la parola a un’ospite del precedente spazio che non era riuscita a esprimere il suo parere sui centri sociali o le case famiglia. Il tempo passa. La signora ci ha rubato cinque dei nostri venti minuti. Viene “lanciato” un filmato realizzato sulle colline dell’Astigiano, dove gli agricoltori lamentano i danni dei caprioli, che brucano i germogli della vite, divorano la frutta e scortecciano i fusti delle piante per liberare il velluto dal palco e per lasciare i segnali visivi e olfattivi della loro presenza su quel territorio. Restano dieci minuti. Veniamo presentati. Nome e basta. Ma come fa la gente a sapere se abbiamo o no titolo per parlare? Chi ***** è l’etologo, da quale università viene? E la bella vegana a che titolo parla? A quello generico della sua setta? Ed io? poteva scegliere fra tanti: direttore del Canale di caccia di Sky, presidente della commissione etica del CIC, giornalista tv cresciuto proprio in questi studi, esperto di problemi legati alla gestione della fauna e del territorio, scrittore, pazzo visionario che accetta inviti così scombiccherati. Non credo che la redazione non le abbia scritto sul copione chi siamo e perché siamo lì. L’unico ruolo certo era quello dell’agricoltore che giustamente viene invitato a parlare subito dopo il filmato. La soluzione da lui proposta è una sola: sparare. Salta su la vegana: perché ammazzarli? si possono castrare chimicamente, spostare in una zona protetta. E poi comunque, dice quell’altro, la gestione non la possono fare i cacciatori. Ahimé, pensai. Altro che volare alto. Qui sentiamo le stronzate di sempre. Interviene l’etologo che spara ancora a zero sui cacciatori, è tutta colpa loro, hanno distrutto territori e fauna, avvelenano lupi e orsi. Ormai i lupi sono quasi estinti. Sono rimasto in silenzio, senza interrompere. Aspettavo che mi dessero la parola per dire: la castrazione ormonale è reato, portarli in una zona protetta è ancora peggio perché le invasioni dei campi sono opera soprattutto di animali che provengono dalle aree protette. All’etologo avrei detto, se mi avessero lasciato il tempo: ma se abbiamo distrutto tutto, chi li procura i danni alle colture? Solo alla notizia che i lupi sono in estinzione, non ho saputo trattenere un grido. Ma che cosa dice questo? I lupi sono ormai diecimila e sono loro il nuovo problema! Finalmente mi danno la parola e, continuamente interrotto dalla vegana, spiego che in venti anni di gestione della grande fauna selvatica in Italia abbiamo ormai raggiunto numeri da far invidia ai Paesi dell’Europa Centrale. Di caprioli, per fare un esempio, ne abbiamo un milione, tanti quanti ce ne sono in Ungheria. E’ così che abbiamo distrutto la fauna? Ad un certo punto, stanco delle continue interruzioni della vegana, le ho detto: “Ma statti zitta. Va’ a brucare!” Qui credo che molti a casa abbiano pensato: quanno ce vo’. ce vo’! Redarguito dalla maestra, che mi pare mi abbia dato del maleducato e abbia invece lasciato passare insulti e interruzioni nei miei confronti, non ho più avuto la parola. Dopo altre chiacchiere, proposte ridicole (ma perché non fate le recinzioni intorno alle colture? La domanda agli agricoltori suona così: perché non spendete altri soldi per fare le recinzioni?) ho chiesto disperatamente la parola per spiegare come funziona il meccanismo della gestione e del conseguente controllo delle specie selvatiche. Finalmente, quando già scorrono i titoli di coda, mi vengono concessi 30 secondi per dire che: si fanno i censimenti, poi piani di prelievo, poi le istituzioni ci affidano gli abbattimenti. Qui mi “sfumano”. mi viene tolto l’audio. Fine della trasmissione. Mi è sfuggito un **********, che è stato chiaramente percepito durante i titoli di coda. La frase con la quale avrei voluto concludere era: i censimenti ci forniscono dei valori sottostimati e le istituzioni, dove sono presenti animalisti e anticaccia, ci danno un numero di abbattimenti troppo bassi. Ecco che poi esplodono i problemi come quelli denunciati da questa grottesca, velleitaria, dilettantesca trasmissione, aperta da un ottimo e sciupata da una conduttrice di parte, incapace a distribuire i ruoli e a tenere in mano tempi e argomenti. Gli autori, che si erano resi conto di come era fallito un dibattito che avrebbe potuto fornire e indicare forse delle soluzioni, sulla porta dello studio mi fanno: “Torneremo sull’argomento e così potrà completare il suo pensiero”. Ed io: “Ma se invitate qualche rappresentante di una setta come i vegani a discutere di economia, agricoltura e gestione della fauna a del territorio, fate a meno di chiamarmi:” E quelli:“Va bene.”
Mi dispiace per La7, dove ogni sera seguo l’ottimo telegiornale di Enrico Mentana, programmi di grande eccellenza come 8 1/2 e Crozza. Nei prossimi giorni, guarderò ogni tanto Tagadà e seguirò il lavoro della conduttrice Non sono vendicativo e concedo sempre una prova d’appello. Anche se ieri mi hanno rovinato la giornata, lei, la vegana, gli autori e gli etologi di cartone.Commenta
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Vegani a parte che sono travisati, non contano, a tutti gli altri animalisti " che lavorano sul campo" mi vien di dire loro una cosa che non sanno, ma sulla quale dovrebbero riflettere. L'istinto di caccia che che ne dicano è tuttaltro che morto anzi è ancora ben sostenuto dal nostro patrimonio genetico. Quello che non sanno gli sparatori di narcotici è che loro hanno così tanta passione per gli studi su lupi, ungulati orsi e affini, perchè portatori del medesimo istinto e nel loro agire surrogano maldestramente, ma con grande coinvolgimento, proprio l'azione di caccia. Anzi quando mostrano la tipica agressività possessiva verso l'oggetto del loro interesse non fanno altro che riproporre una delle più ataviche attività umane, la difesa del territorio e dei suoi preziosi contributi alimentari. Si mascherano dietro ad un'immagine fasamente moderna e non agressiva, ma in realtà cacciano e basta, e vorrebbero essere solo loro a farlo tutti gli altri a casa. Se alla fine bisogna arrivare alla caccia di selezione devono sempre essere loro a praticarla, sanno come fare perchè loro studiano, gli altri son tutti scemi. Cari animalisti appositori di collarini, sparatori di siringhe ammettetelo siete dei cacciatori che si vergognano di esserlo, gli altri invece lo sono e basta e non si vergognano.
IvanCommenta
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purtroppo i media hanno condannato i cacciatori perché non é trendy esserelo mentre fa molto schic essere animalisti. Quello che non sopporto é la maleducazioni di questi personaggi, la conduttrice , la vegana e l'etologo, che non lasciano parlare gli altri e che raccontano GIGANTESCHE PALLE alle quali molta gente crede , senza permettere il contraddittorio.
Mi piacerebbe che le associazioni venatorie citassero quell'etologo per diffamazione !!!Ultima modifica Lucio Marzano; 07-06-16, 18:55.lucioCommenta
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Dal BLOG di Beppe Grillo:
Il Governo ha ammesso che il Piano di Conservazione e Gestione del lupo, in Italia, prevede la possibilità di ucciderlo come soluzione estrema, nel caso le 22 misure di prevenzione e indennizzo previste si rivelino insufficienti. Un paradosso, quello della 'licenza di uccidere', in un provvedimento che dovrebbe invece tutelare il lupo in quanto specie protetta. Il M5S non ci sta.
Il modus operandi che il Governo vorrebbe applicare si contraddice con l'immobilismo che l'ha caratterizzato fino ad oggi. Lo dimostrano i dati rilevati nell'ambito del progetto Life Medwolf in Toscana, che ha permesso di registrare come appena lo 0,3% del patrimonio zootecnico ovino colpito nel 2014 sia legato a predazioni, come spiegano in aula alla Camera le nostre portavoce.
Lo stesso studio inoltre dimostra che in realtà le cosiddette 'misure preventive', che dovrebbero garantire la convivenza tra il lupo e attività umane come la pastorizia e l'allevamento, non vengono affatto applicate. Ben il 98% degli allevamenti analizzati non è sorvegliato dal pastore, l'85% non ha recinti anti predatore, il 57% non ha cani da guardia, il 41% ha solo due cani per 500 pecore. Perché allora il Governo introduce la possibilità di uccidere il lupo vincolandola a misure preliminari al momento inesistenti? Perché non s'impegna prima a garantire l'applicazione di queste azioni invece di prevedere, seppur come soluzione estrema, una deroga alla Direttiva Ue Habitat?
Chiediamo che l'Esecutivo, oltre a eliminare la 'licenza d'uccidere' dal Piano del ministero dell'Ambiente, attivi subito le azioni per garantire una convivenza 'uomo-lupo' e un coordinamento nazionale della gestione della specie per superare la discutibile politica frammentaria condotta finora dalle Regioni.FrancescoCommenta
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Le paghino loro le misure!!!!!
Dalle tasche di Grillo!!!!
Tirino fuori un po di soldi!!!
Gli allevatori li mandiamo a mangiare a casa sua!!!
Bello fare la filosofia sulle tasche degli altri...sono ne più ne meno di tutti gli altri, che delusione.Commenta
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se é solo lo 0,3% (cifra che va comunque verificata perché riguardo al lupo ci prendono in giro da anni con le cifre) la predazione del lupo, perché non provvedono a risarcire TUTTI i danni subiti dai pastori (pecore morte, disperse, aborti, mancata produzione a seguito di attacchi) in modo congruo e sollecito ?? gli animali selvatici sono giuridicamnete bene indisponibile dello stato ed allora lo stato DEVE risarcire congruamente i danni che esso arreca e non come ha fatto per gli incidenti causati da animali selvatici, dove messo un cartello di attenzione , se ne lava le mani delle conseguenze.Dal BLOG di Beppe Grillo:
Il Governo ha ammesso che il Piano di Conservazione e Gestione del lupo, in Italia, prevede la possibilità di ucciderlo come soluzione estrema, nel caso le 22 misure di prevenzione e indennizzo previste si rivelino insufficienti. Un paradosso, quello della 'licenza di uccidere', in un provvedimento che dovrebbe invece tutelare il lupo in quanto specie protetta. Il M5S non ci sta.
Il modus operandi che il Governo vorrebbe applicare si contraddice con l'immobilismo che l'ha caratterizzato fino ad oggi. Lo dimostrano i dati rilevati nell'ambito del progetto Life Medwolf in Toscana, che ha permesso di registrare come appena lo 0,3% del patrimonio zootecnico ovino colpito nel 2014 sia legato a predazioni, come spiegano in aula alla Camera le nostre portavoce.
Lo stesso studio inoltre dimostra che in realtà le cosiddette 'misure preventive', che dovrebbero garantire la convivenza tra il lupo e attività umane come la pastorizia e l'allevamento, non vengono affatto applicate. Ben il 98% degli allevamenti analizzati non è sorvegliato dal pastore, l'85% non ha recinti anti predatore, il 57% non ha cani da guardia, il 41% ha solo due cani per 500 pecore. Perché allora il Governo introduce la possibilità di uccidere il lupo vincolandola a misure preliminari al momento inesistenti? Perché non s'impegna prima a garantire l'applicazione di queste azioni invece di prevedere, seppur come soluzione estrema, una deroga alla Direttiva Ue Habitat?
Chiediamo che l'Esecutivo, oltre a eliminare la 'licenza d'uccidere' dal Piano del ministero dell'Ambiente, attivi subito le azioni per garantire una convivenza 'uomo-lupo' e un coordinamento nazionale della gestione della specie per superare la discutibile politica frammentaria condotta finora dalle Regioni.
Poi qui citiamo delle le statistiche generali ma di fatto a fronte di dieci pastori che non hanno subito alcun danno ne troviamo uno che é letteralmente rovinato, poi ci sono aree, per esempio la Sardegna e la Sicila, le varie pianure ,dove il lupo non c'é ed altre, per esempio la maremma e le valli del cuneese , dove é fortemente presente. Non facciamo come nella famosa statistica che uno mangia due polli e l'altro é digiuno, ma per la statistica sono entrambi nutriti a sufficienza.
Se i pastori dovessere mettere le reti elettrificate e munirsi di cani pastore
in numero cospicuo, l'allevamento non sarebbe economico e allora dovrebbero smettere. poi recintare ed elettrificare delle intere montagne é un assurdo in tutti i sensi.
mi pare molto piu' economico e saggio provvedere ad abbattimenti mirati laddove la presenza del lupo sia diventata eccessiva e gli attacchi al bestiame troppo ricorrenti (come fanno in Svizzera).
Ma da ultimo, certo non per importanza, sarebbe ora di dire la verità e cioé che il lupo NON E' PIU' a rischio di estinzione anzi é una delle specie selvatiche che ha conosciuto il piu' importante aumento numerico e territoriale , parallelamente allo sviluppo degli ungulati ed all'abbandono delle coltivazioni in collina/montagna.lucioCommenta
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