il prelievo di selezione è un esercizio balistico o un percorso gestionale?
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Fermo restando che i piani di abbattimento devo essere rispettati, sono questi che dovrebbero confermare i censimenti. Nel rispetto del piano di abbattimento c'è la valutazione del cacciatore di selezione, che ragiona, pensa e decide. Per esempio: in settembre il calendario consente di abbattere i piccoli dell'anno, se la femmina ha 3 piccoli la decisione più ovvia e togliere quello più piccolo.
La femmina sottile che potrebbe essere cacciata dal 15 maggio al 15 giugno non è obbligatorio cacciarla, si caccia bene anche in settembre. La valutazione e soggettiva, se il cacciatore valutasse anomalie, tipo zoppie, problemi di pelo o di altra natura, valuta e decide se abbatterla o meno. Sempre per esempio, il maschio adulto si caccia dal 15 maggio al 31 ottobre, non è obbligatorio abbattere un bel maschio adulto in maggio, si potrebbe lasciarlo per la riproduzione, in questo caso l'abbattimento andrebbe fatto in settembre. Prima dell'abbattimento c'è la valutazione del cacciatore, c'è sempre un ragionamento.2
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No la caccia di selezione é cosa diversa da quello che dici, poi come venga effettuata in Italia non lo so, so come viene effettuata nel mio comprensorio alpino.
Innanzi tutto la selezione è numerica e non qualitativa, può anche essere qualitativa ma è secondaria al principio di abbattere i capi assegnati, se hai un capo da prelevare e ne hai disponibili più di uno dello stesso sesso e classe di età, puoi prelevare l'animale più scarso, ma non é obbligatorio, conta prendere "quel animale" perché il piano di prelievo quello prevede non altro, diversamente i piani di prelievo andrebbero in vacca, si preleva quanto assegnato e in modo diffuso nel territorio, a questo serve il legame cacciatore territorio, distribuire i cacciatori e di conseguenza i prelievi sul territorio evitando di concentrare i prelievi magari in una zona facile ed evitando di farlo in una difficile o faticosa, il che altererebbe la buona gestione faunistica del comprensorio.
Da dire che i capi ammalati quale che sia il sesso o l'età si possono prelevare a discrezione del cacciatore e sono extra piano di abbattimento, il prelievo di questi capi é titolo di merito ma devi essere sicuro della malattia, agisci a tua responsabilità, se poi il capo non risulta ammalato hai prelevato un capo errato, salvo epidemie sono molto rari i casi di animali ammalati che possono capitare, la natura é spietata e provvede da se, più facile trovare capi con mutilazioni ma non sono liberamente prelevabili lo si fa se rientrano fra quelli previsti.
Non é vero che la selezione é caccia di contenimento per tenere basso il numero degli ungulati, vero l'opposto, la selezione ben fatta porta ad avere il numero massimo possibile di capi su un determinato territorio, fa aumentare il numero dei capi fino a saturazione del territorio disponibile, può essere difficoltoso per un profano comprendere il meccanismo per cui uccidendoli li fai aumentare di numero, lo so capisce se si accetta la verità scientifica della biologia, gli animali non calano per caccia ben gestita, calano per caccia mal gestita o per protezione animalista, l'eccesso di protezione può essere micidiale per una specie di ungulati se mancano predatori naturali.
Da capire che la caccia di selezione di fatto è una forma di allevamento che punta al massimo di produttività possibile e quindi ad avere il più alto numero possibile di capi e di conseguenza il maggior numero possibile di animali da cacciare, a questo serve il mantenimento del rapporto di parità fra i sessi e la buona suddivisione dei capi per classi di età, questo é ottenibile solo ed esclusivamente con l'uso saggio della carabina e dai buoni piani di prelievo, per fare ciò é indispensabile fare buoni censimenti in modo che il biologo faunistico abbia i dati più precisi possibile e bilanci bene il piano stabilendo quanti e quali capi prelevare; la parte più delicata del piano é stabilire quanti animali ci possono stare su un determinato territorio, anche in combinazione con altre specie, non si deve superare il numero massimo sostenibile dal territorio che avrebbe effetti contro producenti, il numero é inizialmente ignoto perché i territori sono fra loro diversi e non vi è uno standard uguale per tutti i terreni, e i capi presenti potrebbero avere squilibri per sesso o età, con l'andar del tempo si riesce capire il carico sostenibile di un territorio, ci sono gli storici degli abbattimenti, i censimenti e soprattutto il controllo delle misure antropomorfe degli animali abbattuti, in particolare il peso medio ponderale per sesso ed età, animali in carne e di buon peso presuppongono pastura abbondante e la possibilità che ce possano stare di più, diversamente animali scarsi e leggeri se non giustificati da stagionalità avvera fanno capire che vi é un eccesso di presenze e il biologo plasmerà il piano con maggiori prelievi su determinate classi di età.
Se si capisce il meccanismo della caccia di selezione si capisce che e come la caccia fa aumentare gli animali cacciati fino al loro massimo possibile e si capisce la necessità fondamentale di seguire alla lettera il piano di prelievo, questo non può e non deve essere discrezionale da parte del cacciatore che di fatto a a caccia é mero esecutore di ordini, fa quello che gli viene detto di fare con disciplina, il cacciatore ha 3 discrezionalità personali. 1) il capo sanitario,2) scegliere il capo peggiore fra quelli che ha disponibili, 3) non sparare se ritiene che nel suo territorio quel capo pur prelevabile é meglio non prenderlo, perché il piano é relativo a zona molto più ampia del suo sottosettore, i capi potrebbero essercene in misura maggiore altrove non dove sta lui, questa discrezionalità di solito la si tiene per se, fa parte della propria coscienza venatoria, della conoscenza del proprio territorio e dalla libera valutazione della situazione, se non si spara non si commette errore, se nessuno sa tanto meglio, nel suo territorio il cacciatore esegue gli ordini ricevuti cacciando quanto indicato, ma é anche il dominus pensante.
Il legame ferreo fra cacciatore e territorio é fondamentale e indispensabile.👍 2Commenta
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C’è da dire una cosa.. vedo che alcuni concetti relativi alla caccia agli ungulati cambiano molto rispetto al paese in cui ci si trova. In Italia insegnano una cosa.. all’estero l’approccio varia parecchioCommenta
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carpen, io non ho problemi ad eseguire ciò che stabilisce il piano di abbattimento, proprio perché ho trovato corrispondenza tra il mio interesse e gli obbiettivi che si pone la gestione , e proprio perché li ho capiti un modo non equivale ad un altro e l' abbattimento è solo uno dei passi del percorso gestionale .
Uno dei passi fondamentali è ciò che avviene prima e cioè la conoscenza e l' impegno sul territorio.
Cosi come il dopo è importante per poter valorizzare una risorsa.
Essendo una risorsa, il capitale rappresentato dalla selvaggina, va curato, mantenuto e messo nelle condizioni di poter rendere il massimo del suo valore e garantire un patrimonio in interessi. E ciò avviene , nell' ottica della gestione, prima , durante e dopo lo sparo.
Per come la vedo io, chi esegue senza avere coscienza di ciò che fa , è perché non gli interessa il percorso gestionale e ciò che conta è il proprio personale interesse.
Di selezione fino ad ora si è parlato e letto tantissimo.
Di gestione molto poco.
Quanti interventi sulla cura del territorio da parte del cacciatore?
Quante condivisioni su come effettuare una osservazione per ridurre i margini di errore nel riconoscimento?
Quasi nulla e solo marginalmente, sui comportamenti , sulle abitudini nei vari periodi dell'anno, sulla struttura delle specie e sull' habitat.
Conoscere tutto di un animale, osservarlo e seguirlo significa saper apprezzarne il valore e quando lo scegli sai perché lo fai.
E la tua scelta non sarà in via prioritaria di natura opportunistica personale.
Sul trattamento della spoglia , e trasporto ho visto solo foto di animali appesi in luoghi di discutibili condizioni igieniche.
Tanti interventi ,invece, il cui focus riguardava l'abbattimento, il lavoro della palla, sul calibro, etc etc.....
Se conosco ho possibilità di scegliere e discrimare ciò che ritengo giusto.
Conosco gli obiettivi della gestione , li condivido ed eseguo ciò che prevede il piano di abbattimento.
Se il mio interesse è solo nell' abbattimento non ho bisogno di conoscere la gestione ed i suoi fini. Vedo un animale e gli sparo , di tutto quello che riguarda il prima , il dopo e spesso anche il durante non me ne frega nulla.
Quanti pensano che l' abbattimento di una vecchia di cervo sia un gran bel colpo, e avendo a disposizione una femmina adulta e potendo scegliere tra 2 , deliberatamente abbattono la vecchia? O non sono in grado di riconoscerla o non sanno discernere quale sia più opportuno abbattere
Ultima modifica Livia1968🦉; 26-05-24, 08:27.👍 1Commenta
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Una riflessione che è anche una domanda: i piani di prelievo stabiliti sono figli di una reale conoscenza della densità di popolazioni da gestire e sono redatti in maniera tale da definire la giusta portanza di un territorio considerando tutte le variabili compresa l espansione dei grandi predatori oppure no? -
I piani di prelievo che negano e non considerano la presenza e quindi l' incidenza "selettiva" dei predatori sulla popolazione in un determinato territorio , di fatto , mancano il loro obbiettivo.
I censimenti sulle varie specie dovrebbero viaggiare in parallelo con quelli sui predatori ed i piani basarsi su dati integrati .
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Anni fa vidi, su di un canale dedicato, un documentario che parlava di una riserva in Germania. Il guardia non solo conosceva ogni singolo cervo della zona ma raccoglieva anno per anno i palchi . Dopo l abbattimento, alla casa di caccia, venivano resi gli onori al capo abbattuto e il cervo era attorniato da tutti i palchi che aveva perso nel corso degli anni ( mah)
Io questa la chiamerei selezione :)
Ovviamente in quella riserva ci cacciava solo il conte Von .... ed i sui amici.👍 1Commenta
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Credo ti riferisca alla riserva del conte Sayn-Wittgenstein von Berleburg. Una gestione comune nelle grandi tenute in Germania, Austria, repubblica Ceca e anche in alcune riserve pannoniche. Nelle riserve sociali (cioè gestite da cacciatori e non da un unico proprietario) non avviene con questo rigore religioso , secondo le mie esperienze almeno.👍 2 -
In Germania l'organizzazione della caccia. si basa sulle "Reviere" che sono un distretto di caccia omogeneo, il responsabile è il Pachter (traduciamo con concessionario). Il Pachter, detenendo il diritto di caccia su quella Reviere, si organizza come meglio crede: o rivende in parte ad altri cacciatori, o scambia il lavoro con capi da abbattere. Lavoro ce ne è molto: costruzione e manutenzione di altane, posa di guardiani elettrici a difesa dei raccolti (i danni ai contadini li paga il Pachter), foraggiamento ed anche guardiania oltre a tutte le necessità collaterali alla caccia. L'unica alternativa a questo sono le riserve/foreste demaniali, dove si può acquistare uno o più capi (tiro ed anche carne se si vuole) direttamente dalla Forestale. La cura della Reviere (tra cui l'esatto censimento per specie, sesso e classi di età) è naturale che ci sia proprio per il diretto interessamento necessario, anche se, come in tutte le cose, c''e chi è più bravo e chi meno.
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Da me è ormai qlc anno dove , purtroppo, a decidere quanti e quali animali possano stare all'interno di un determinato territorio non sono più i cacciatori...
I Piani di abbattimento non sembra tengano particolarmente conto di questi fattori nonostante la difficoltà oggettiva al completamento degli stessi
Brutto, ma non basta ragionare dal solo punto di vista scientifico per cercare di capire il perché...
Se gli animali non fossero a pagamento la gestione sarebbe diversa
Non saprei se migliore o peggiore ma sicuramente differente
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Immaginiamo che quella riserva sia il ns distretto/riserva di caccia, il cervo prelevato è quello più che maturo e che aveva già dato ... Aveva diffuso i geni suoi meritevoli e si poteva dire a fine di una gloriosa carriera: si poteva anche prelevare !
Questa è la selezione !!!
Non era un semplice classe 2 ma quattro (che non si capisce bene perchè presente nei piani di censimento e scomparsa nei piani di prelievo)Commenta
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carpen, io non ho problemi ad eseguire ciò che stabilisce il piano di abbattimento, proprio perché ho trovato corrispondenza tra il mio interesse e gli obbiettivi che si pone la gestione , e proprio perché li ho capiti un modo non equivale ad un altro e l' abbattimento è solo uno dei passi del percorso gestionale .
Uno dei passi fondamentali è ciò che avviene prima e cioè la conoscenza e l' impegno sul territorio.
Cosi come il dopo è importante per poter valorizzare una risorsa.
Essendo una risorsa, il capitale rappresentato dalla selvaggina, va curato, mantenuto e messo nelle condizioni di poter rendere il massimo del suo valore e garantire un patrimonio in interessi. E ciò avviene , nell' ottica della gestione, prima , durante e dopo lo sparo.
Per come la vedo io, chi esegue senza avere coscienza di ciò che fa , è perché non gli interessa il percorso gestionale e ciò che conta è il proprio personale interesse.
Di selezione fino ad ora si è parlato e letto tantissimo.
Di gestione molto poco.
Quanti interventi sulla cura del territorio da parte del cacciatore?
Quante condivisioni su come effettuare una osservazione per ridurre i margini di errore nel riconoscimento?
Quasi nulla e solo marginalmente, sui comportamenti , sulle abitudini nei vari periodi dell'anno, sulla struttura delle specie e sull' habitat.
Sul trattamento della spoglia , e trasporto ho visto solo foto di animali appesi in luoghi di cui ho dubbi di natura igienica.
Tanti invece il cui focus riguardava l'abbattimento, il lavoro della palla, sul calibro, etc etc.....
Se conosco ho possibilità di scegliere e discrimare ciò che ritengo giusto.
Conosco gli obiettivi della gestione , li condivido ed eseguo ciò che prevede il piano di abbattimento.
Se il mio interesse è solo nell' abbattimento non ho bisogno di conoscere la gestione ed i suoi fini. Vedo un animale e gli sparo , di tutto quello che riguarda il prima , il dopo e spesso anche il durante non me ne frega nulla.
Non fraintendermi, il mio consiglio di prelevare il capo assegnato come lo trovi senza crearti troppi problemi, é perché quell'azione é il 99% di quanto ti é richiesto di fare ai fini del piano di prelievo, non che non puoi aggiungere lo 1% di tuo, ma per poterlo fare devi avere una buona conoscenza degli animali della tua zona e soprattutto devi conoscere più che bene la tua zona, cosa non semplice e che richiede qualche anno di frequentazione e esperienza, se già ce l'hai questa esperienza io non lo so, in questo caso il mio consiglio é superfluo, ai soli fini del prelievo del capo l'aggiunta dell'1% di tuo diventa ininfluente per la specie, dove é la massa degli animali che ne determina la qualità e salute, quell'1% é importante per te, ti da la soddisfazione personale di aver fatto la cosa giusta e migliore.
Concordo con quanto scrivi in particolare dove dici che il patrimonio animale é prezioso ha un suo grande valore ambientale, venatorio e anche economico, si tratta di cibo, carne di ottima qualità, sarebbe stupido sprecarlo o non averne nella quantità possibile.
Il dopo abbattimento é abbastanza semplice e faticoso, eviscerazione, raffreddamento della spoglia se non ci sono in giro mosche della carne, altrimenti subito nel sacco e il prima possibile in cella, non entro nel merito, dipende un po' da come siete organizzati, se avete una cella frigo, quanto tempo dovete lasciare la spoglia, se c'è qualcuno che la valuta, ecc. noi abbiamo una cella frigorifera sufficientemente ampia per il bisogno, il posto viene mantenuto pulito da chi lo frequenta (altrimenti sono cazziatoni meritati), quando porti l'animale devi compilare una scheda progressiva con i dati previsti, data, ora e luogo dell'abbattimento, sesso, classe di età, peso eviscerato, misure del trofeo, eventuali anomalie riscontrate, ovviamente i propri dati anagrafici, il nome dell'accompagnatore, il numero di matricola del bracciale, appendi la spoglia in cella, sotto ci metti una vaschetta per la raccolta del sangue, devi lasciare la spoglia almeno 4 giorni per la verifica della vigilanza che controfirma la scheda d'abbattimento, poi te lo puoi portare a casa previa pulizia della cella, della vaschetta raccogli sangue e di quanto ci sia in giro non a posto, l'igiene e l'ordine deve essere mantenuto e c'è se tutti fanno la loro parte.
Il prima a scopi gestionali é più complesso, cosa fare? Ovviamente i censimenti con la massima cura, per l'ambiente dipende dal posto e ti dico subito che potrai fare quasi nulla, salvo posti dove si possa intervenire con macchinari per sfalci e pulizie, da me in zona montana e impervia, si fa un giorno di lavoro, sostituibile con un pagamento di 100 euro, per il miglioramento dell'ambiente, ne viene fuori lo sfalcio e se necessario disboscamento di qualche migliaio di metri quadri di pascolo abbandonato, una goccia nel mare del territorio disponibile, quasi niente, diventa una cosa quasi simbolica, ma meglio quella che niente, é una lotta disperata contro la natura che fa il suo mestiere chiude tutte le radure con il bosco invasivo, bosco che invecchia e degrada, servirebbero milioni di ore di lavoro pesante, una cosa impossibile, come impossibile risalire ai proprietari dei terreni, ci si arrende, più in alto in zona camosci provvede la natura, utile il posizionamento senza esagerare di saline, una per sotto zona basta.
La cosa migliore che puoi fare é frequentare la zona anche a caccia chiusa, gira, guarda, sbinocola, conosci gli altri cacciatori del posto, anche chi lavora la terra, più ne sai meglio é.Ultima modifica carpen; 26-05-24, 09:24.👍 1Commenta
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carpen non ti ho frainteso, molto probabilmente non sono riuscita a spiegare il motivo ed il perché della mia domanda.
I tuoi consigli sono oro e rispecchiano appieno ciò che intendo per selezione.
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Questo è l'unica cosa sbagliata, perchè si costringono i cacciatori ad abbattere per non vedere decurtato l'anno dopo il piano di abbattimento. Il piano di abbattimento deve essere completata almeno al 75% prima di ridurre il piano di abbattimento dovrebbero tenere conto delle uscite fatte alla selettiva, durante tutto l'anno. Decurtare vorrebbe dire che i censimenti sono stati gonfiati a prescindere. Il piano di abbattimento potrebbe non essere completato perchè durante la stagione per motivi vari non tutti sono riusciti a fare caccia di selezione. La selettiva come la tradizionale dovrebbe essere devoluta interamente ai cacciatori. Da noi la tendenza è risparmiare qualche capo, soprattutto qualche femmina, a prescindere, di spontanea volontà arrivati al 65/70% nessuno va più a caccia di capriolo. Il rapporto è 1 a 1 sono dell'opinione che si dovrebbe ritornare al 1 a 2 per ogni maschio 2 femmine.Commenta
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Se leggi un mio commento prima parlo almeno del 80% del piano. Completarlo sarebbe auspicabile se il piano è tarato bene. Se non è tarato bene i risultati si vedono e forse per un anno o due si riesce a completarlo (a fatica) ma poi automaticamente la % di realizzazione si abbassa. Normalmente se ci sono elementi di mortalità additiva (collisioni stradali e predazioni) il piano di abbattimento dovrebbe tenerne conto. Non sempre è così.👍 1
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Ars venandi est collectio documentorum, quibus scient homines ad opus suum deprehendere animalia non domestica cuiuscumque generis vi vel ingenio. (Fridericus II Imperator 1194-1250)Commenta
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Nascono 50% e 50% circa, se lo fa la natura avrà un senso, per il capriolo ci può stare ora che qui sono scomparsi o quasi sarebbero da non toccare né maschi né femmine, ma il numero comunque non aumenta, ormai é assodato che il territorio quello consente (veramente pochi) non di più. Nel vostro ambiente con coltivi é da valutare, non ho competenze in merito.
Per il camoscio alterare il rapporto fra sessi, salvo poco, metti 40/60, sarebbe disastroso, l'idea che due femmine e un maschio ne aumenti il numero é sbagliata, 1/1 la regola da non cambiare, se sono pochi si tocca niente, 1/1 ben gestiti porta a saturazione la zona, di più non serve anzi é dannoso per la specie.Commenta
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Carpen…!😉
Nascono 50% e 50% circa, se lo fa la natura avrà un senso, per il capriolo ci può stare ora che qui sono scomparsi o quasi sarebbero da non toccare né maschi né femmine, ma il numero comunque non aumenta, ormai é assodato che il territorio quello consente (veramente pochi) non di più. Nel vostro ambiente con coltivi é da valutare, non ho competenze in merito.
Per il camoscio alterare il rapporto fra sessi, salvo poco, metti 40/60, sarebbe disastroso, l'idea che due femmine e un maschio ne aumenti il numero é sbagliata, 1/1 la regola da non cambiare, se sono pochi si tocca niente, 1/1 ben gestiti porta a saturazione la zona, di più non serve anzi é dannoso per la specie.
Ars venandi est collectio documentorum, quibus scient homines ad opus suum deprehendere animalia non domestica cuiuscumque generis vi vel ingenio. (Fridericus II Imperator 1194-1250)👍 1Commenta
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sul rapporto maschi femmine avevo letto un articolo in cui venivano riportati diversi studi sia sul rilevamento dei caprioletti appena nati sia sul sessaggi dei feti di femmine abbattute..
mi pare di ricordare che ci siano popolazioni con più maschi e altre con più femmine e si indagava i fattori che potessero spostare da una parte o dall'altra la sex ratio tra cui la condizione corporea della femmina e le condizioni ambientali
stasera se lo trovo lo riporto
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