Vabbe', visto che me l'hai chiesto...
Kalsin Lake, Kodiak, Alaska. Ancora notte fonda. Il mio partner, Pat, ed io ci avviamo ai nostri capanni. Pat attraversa il lago salmastro con la sua barchetta, col suo cane e con i sacconi degli stampi, uno dei quali e' il mio. Non c'e' posto per due cacciatori, due cani, e due sacconi su quella specie di bagnarola a remi. Io mi faccio la lunga scarpinata intorno al lago, insieme a Scout, la mia Labrador. Pat sosta sulla riva per lasciare il mio saccone davanti al mio capanno, poi prosegue verso il suo capanno, distante un paio di centinaia di metri dal mio e nascosto alla mia vista da un piccolo promontorio erboso. Arrivato al capanno, lascio il fucile e altri impedimenta nel capanno, ordino a Scout di sedersi sulla panca e di aspettarmi. Sistemo gli stampi nell'acqua bassa a una quindicina di metri dal capanno, e mi siedo poi insieme a Scout nel capanno. Carico il fucile, e aspetto che faccia luce e arrivi l'ora legale di sparare (da noi non si spara se non da mezz'ora prima della levata del sole a mezz'ora dopo il tramonto, quando c'e' abbastanza luce da poter identificare la specie alla quale spari). E' una mattinata lenta. Uccido una germana qualche minuto dopo l'ora consentita, poi piu' niente. Non sento spari dal capanno di Pat. A luce fatta vedo una "vacca" dall'altro lato del lago, sulla riva dove abbiamo lasciato le auto. Ma poi la "vacca" scende verso l'acqua e comincia a nuotare verso di me. Le vacche vere sanno nuotare alla bisogna, ma preferiscono camminare intorno al lago. "Oh, shit!" esclamo. "It's a bear!" E' un orso!
La ex-vacca continua a nuotare verso di me. E' a meta' lago. Cambio le cartucce nel fucile e ci infilo tre Brenneke "nere" da 76 mm, di piombo induritissimo rivestito da una sostanza lucida nera. Ordino a Scout di rimanere nel capanno. I cani hanno la cattiva abitudine di abbaiare agli orsi, a sfidarli, per poi scappare con la coda fra le gambe a nascondersi dietro il padrone quando l'orso li carica con cattive intenzioni. E quando questo accade e' il padrone che le prende...
Esco dal capanno, mi ergo in tutta la mia limitata altezza di un metro e 76 (molto meno dell'altezza di un Kodiak in piedi sulle zampe posteriori), e faccio tutto cio' che gli "esperti" dicono di fare in tali frangenti: fischio, grido, agito le braccia, mi sbottono il parka, lo apro e lo stendo ai miei lati per sembrare piu' grosso. L'orso pretende di non vedermi. Quando e' a cinquanta metri sparo in aria. L'orso pretende di non sentire--e continua sulla stessa rotta verso di me. Infilo un'altra cartuccia nel serbatoio e mi preparo al peggio. L'orso arriva agli stampi. E' percio' a quindici metri da me. Scout, obbedientissima, sta zitta e buona nel capanno. L'orso, che adesso tocca il fondo con le sue zampe, si ferma ad osservare queste strane anatre che rifiutano di volare via davanti a lui. Ne tocca una con la zampa, come un gatto che tocca tentativamente un topo finto datogli dal suo umano per giocare. Poi infila una mano sotto lo stampo, ed i suoi lunghi artigli si impigliano nella cordicella. L'orso, innervosito da questa cosa che gli ha afferrato la zampa si alza in piedi sulle posteriori con il pelo ritto sulla gobba, segno che e' stizzito, e scrolla la zampa, lanciando via lo stampo. Poi scende giu' su tutte e quattro le zampe e comincia ad uscire dall'acqua, sempre verso di me. A quel punto e' a meno di dieci metri da me. Sparo una Brenneke nel motriglio in fronte al suo muso, spruzzandogli la faccia con acqua e fango. A quella distanza dalla volata, il cono di rumore dello sparo deve essere stato assordante, specialmente per le orecchie sensibilissime di un orso. E finalmente prende atto della mia presenza. Mi guarda con quegli occhi porcini, inespressivi, e vira verso la mia sinistra, tenendomi d'occhio. Adesso e' a otto metri da me, porgenomi il fianco. E' nella posizione pre-carica, con le zampe un po' allargate, il corpo abbassato, i peli ritti sulla gobba. La testa e' girata verso di me. Adesso che guardo verso la mia sinistra intravedo Pat sul piccolo promontorio erboso a cento metri da me. Era stato incuriosito, mi disse poi, dai fischi, dalle grida, e dagli spari. Alzo l'11-87 e lo punto al naso dell'orso. Gli dico ad alta voce che se fa un altro passo verso di me premero' il grilletto. A proposito, se si spara ad un Kodiak che ti fronteggia, il bersaglio da mirare e' il naso. La fronte bassa e sfuggente puo' deflettere una palla di liscio, e farlo veramente adirare. Sparando nel naso (se ne avete l'occasione, osservate il cranio di un orso su Intenet) l'accesso della palla nel cervello e' assicurato.
L'orso ed io rimaniamo cosi' in posa, lui pronto ad attaccare, io pronto a sparare, per una mezz'ora che deve essere durata forse soltanto dieci secondi in tempo reale...
Poi, non so perche', forse intimorito dal mio non indietreggiare, forse dal suono della mia voce, forse dal suo angelo custode che gli diede un buon consiglio, fece dietrofront e torno' in acqua, sguazzando poi verso Pat. Pat spari' alla vista. L'orso spari' alla vista anche lui dopo aver raggiunto il piccolo promontorio. Dopo pochi secondi sento uno strano rumore: SQUEAK! SQUEAK! SQUEAK! E' il rumore degli scalmi della bagnarola di Pat, che remando furiosamente verso il centro del lago, col suo cane a poppa, sta lasciando una scia come quella di un motoscafo, tanto che remava forte! Poi Pat descrive un ampio circolo e vira verso di me. Io lo aspetto sulla riva. Sono pieno di adrenalina, e provo una grande eccitazione un senso d'elazione, quasi di felicita' per non aver provato alcuna paura e aver conservato il mio sangue freddo. Pat arriva e arena la barca sulla riva. Io lo guardo con un sorrisetto maligno e gli dico: "Be', almeno io non sono scappato!"
Parlando poi con un mio amico (oggi purtroppo scomparso), biologo del dipartimento di caccia e pesca, esperto di orsi e munito di autorita'
e di "scudo" di guardiacaccia, mi disse che qualsiasi altro cacciatore avrebbe sparato, visto che quell'orso avava costituito un vero pericolo, e che ucciderlo sarebbe stato completamente legale. La caccia all'orso e' permessa a Kodiak, ma durante la stagione giusta e soltanto dopo aver comprato una licenza speciale, che io non avevo. Perche' non gli ho sparato? Prima di tutto non sono un cacciatore di trofei, e le abitudini alimentari dei Kodiak li rendono immangiabili, a meno che non ti piaccia il sapore di pesce marcio. E poi, se uccidi un orso per legittima difesa lo devi spellare e portare pelle e testa al dipartimento di caccia e pesca. E non te le ridanno. Questo per evitare che gli imbecilli sparino agli orsi che si stanno facendo i cavoli loro e poi pretendano di essere stati attaccati. Spellare un orso che giace nel fango e' un lavoraccio, e pelle e testa possono da sole pesare un quintale. Figurati se volevo fare tutto quel lavoro per niente!
Il resoconto di quest'avventura orsina e' apparso nel quotidiano di Kodiak, il "Kodiak Daily Mirror," parecchi anni fa. E' una storia vera, simile a tante che accadono a Kodiak ogni anno, alcune delle quali finiscono tragicamente, per l'orso molto piu' spesso che per gli esseri umani.
Kalsin Lake, Kodiak, Alaska. Ancora notte fonda. Il mio partner, Pat, ed io ci avviamo ai nostri capanni. Pat attraversa il lago salmastro con la sua barchetta, col suo cane e con i sacconi degli stampi, uno dei quali e' il mio. Non c'e' posto per due cacciatori, due cani, e due sacconi su quella specie di bagnarola a remi. Io mi faccio la lunga scarpinata intorno al lago, insieme a Scout, la mia Labrador. Pat sosta sulla riva per lasciare il mio saccone davanti al mio capanno, poi prosegue verso il suo capanno, distante un paio di centinaia di metri dal mio e nascosto alla mia vista da un piccolo promontorio erboso. Arrivato al capanno, lascio il fucile e altri impedimenta nel capanno, ordino a Scout di sedersi sulla panca e di aspettarmi. Sistemo gli stampi nell'acqua bassa a una quindicina di metri dal capanno, e mi siedo poi insieme a Scout nel capanno. Carico il fucile, e aspetto che faccia luce e arrivi l'ora legale di sparare (da noi non si spara se non da mezz'ora prima della levata del sole a mezz'ora dopo il tramonto, quando c'e' abbastanza luce da poter identificare la specie alla quale spari). E' una mattinata lenta. Uccido una germana qualche minuto dopo l'ora consentita, poi piu' niente. Non sento spari dal capanno di Pat. A luce fatta vedo una "vacca" dall'altro lato del lago, sulla riva dove abbiamo lasciato le auto. Ma poi la "vacca" scende verso l'acqua e comincia a nuotare verso di me. Le vacche vere sanno nuotare alla bisogna, ma preferiscono camminare intorno al lago. "Oh, shit!" esclamo. "It's a bear!" E' un orso!
La ex-vacca continua a nuotare verso di me. E' a meta' lago. Cambio le cartucce nel fucile e ci infilo tre Brenneke "nere" da 76 mm, di piombo induritissimo rivestito da una sostanza lucida nera. Ordino a Scout di rimanere nel capanno. I cani hanno la cattiva abitudine di abbaiare agli orsi, a sfidarli, per poi scappare con la coda fra le gambe a nascondersi dietro il padrone quando l'orso li carica con cattive intenzioni. E quando questo accade e' il padrone che le prende...
Esco dal capanno, mi ergo in tutta la mia limitata altezza di un metro e 76 (molto meno dell'altezza di un Kodiak in piedi sulle zampe posteriori), e faccio tutto cio' che gli "esperti" dicono di fare in tali frangenti: fischio, grido, agito le braccia, mi sbottono il parka, lo apro e lo stendo ai miei lati per sembrare piu' grosso. L'orso pretende di non vedermi. Quando e' a cinquanta metri sparo in aria. L'orso pretende di non sentire--e continua sulla stessa rotta verso di me. Infilo un'altra cartuccia nel serbatoio e mi preparo al peggio. L'orso arriva agli stampi. E' percio' a quindici metri da me. Scout, obbedientissima, sta zitta e buona nel capanno. L'orso, che adesso tocca il fondo con le sue zampe, si ferma ad osservare queste strane anatre che rifiutano di volare via davanti a lui. Ne tocca una con la zampa, come un gatto che tocca tentativamente un topo finto datogli dal suo umano per giocare. Poi infila una mano sotto lo stampo, ed i suoi lunghi artigli si impigliano nella cordicella. L'orso, innervosito da questa cosa che gli ha afferrato la zampa si alza in piedi sulle posteriori con il pelo ritto sulla gobba, segno che e' stizzito, e scrolla la zampa, lanciando via lo stampo. Poi scende giu' su tutte e quattro le zampe e comincia ad uscire dall'acqua, sempre verso di me. A quel punto e' a meno di dieci metri da me. Sparo una Brenneke nel motriglio in fronte al suo muso, spruzzandogli la faccia con acqua e fango. A quella distanza dalla volata, il cono di rumore dello sparo deve essere stato assordante, specialmente per le orecchie sensibilissime di un orso. E finalmente prende atto della mia presenza. Mi guarda con quegli occhi porcini, inespressivi, e vira verso la mia sinistra, tenendomi d'occhio. Adesso e' a otto metri da me, porgenomi il fianco. E' nella posizione pre-carica, con le zampe un po' allargate, il corpo abbassato, i peli ritti sulla gobba. La testa e' girata verso di me. Adesso che guardo verso la mia sinistra intravedo Pat sul piccolo promontorio erboso a cento metri da me. Era stato incuriosito, mi disse poi, dai fischi, dalle grida, e dagli spari. Alzo l'11-87 e lo punto al naso dell'orso. Gli dico ad alta voce che se fa un altro passo verso di me premero' il grilletto. A proposito, se si spara ad un Kodiak che ti fronteggia, il bersaglio da mirare e' il naso. La fronte bassa e sfuggente puo' deflettere una palla di liscio, e farlo veramente adirare. Sparando nel naso (se ne avete l'occasione, osservate il cranio di un orso su Intenet) l'accesso della palla nel cervello e' assicurato.
L'orso ed io rimaniamo cosi' in posa, lui pronto ad attaccare, io pronto a sparare, per una mezz'ora che deve essere durata forse soltanto dieci secondi in tempo reale...
Poi, non so perche', forse intimorito dal mio non indietreggiare, forse dal suono della mia voce, forse dal suo angelo custode che gli diede un buon consiglio, fece dietrofront e torno' in acqua, sguazzando poi verso Pat. Pat spari' alla vista. L'orso spari' alla vista anche lui dopo aver raggiunto il piccolo promontorio. Dopo pochi secondi sento uno strano rumore: SQUEAK! SQUEAK! SQUEAK! E' il rumore degli scalmi della bagnarola di Pat, che remando furiosamente verso il centro del lago, col suo cane a poppa, sta lasciando una scia come quella di un motoscafo, tanto che remava forte! Poi Pat descrive un ampio circolo e vira verso di me. Io lo aspetto sulla riva. Sono pieno di adrenalina, e provo una grande eccitazione un senso d'elazione, quasi di felicita' per non aver provato alcuna paura e aver conservato il mio sangue freddo. Pat arriva e arena la barca sulla riva. Io lo guardo con un sorrisetto maligno e gli dico: "Be', almeno io non sono scappato!"
Parlando poi con un mio amico (oggi purtroppo scomparso), biologo del dipartimento di caccia e pesca, esperto di orsi e munito di autorita'
e di "scudo" di guardiacaccia, mi disse che qualsiasi altro cacciatore avrebbe sparato, visto che quell'orso avava costituito un vero pericolo, e che ucciderlo sarebbe stato completamente legale. La caccia all'orso e' permessa a Kodiak, ma durante la stagione giusta e soltanto dopo aver comprato una licenza speciale, che io non avevo. Perche' non gli ho sparato? Prima di tutto non sono un cacciatore di trofei, e le abitudini alimentari dei Kodiak li rendono immangiabili, a meno che non ti piaccia il sapore di pesce marcio. E poi, se uccidi un orso per legittima difesa lo devi spellare e portare pelle e testa al dipartimento di caccia e pesca. E non te le ridanno. Questo per evitare che gli imbecilli sparino agli orsi che si stanno facendo i cavoli loro e poi pretendano di essere stati attaccati. Spellare un orso che giace nel fango e' un lavoraccio, e pelle e testa possono da sole pesare un quintale. Figurati se volevo fare tutto quel lavoro per niente!
Il resoconto di quest'avventura orsina e' apparso nel quotidiano di Kodiak, il "Kodiak Daily Mirror," parecchi anni fa. E' una storia vera, simile a tante che accadono a Kodiak ogni anno, alcune delle quali finiscono tragicamente, per l'orso molto piu' spesso che per gli esseri umani.

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