"Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole ma non c'è
Dorme ancora la campagna o forse no
è sveglia
mi guarda
non so
Già l'odore della terra
odor di grano
sale adagio verso me
e la vita nel mio petto batte piano
respiro la nebbia ....."
Ritorno ai miei monti. Dopo una stronza convalescenza. Uno ******* periodo che chissà quando finirà...
non è ancora l'alba. Il borgo di notte mi fa sentire padrone del silenzio e del mio tempo.
Vado a prendere i cani. sembra strano ma hanno già capito che oggi si va, non so come nè perchè ma loro sanno.
Mi sento in colpa, hanno tanta gioia e voglia, ma quanto tempo è passato?
La strada fino al bosco sembra solo una breve parentesi della mente, bevuta in apnea...
Fermo il fuoristrada. Scendono i miei tre compagni a pelo raso, eccitatissimi. Mi guardano senza schioppo, credo capiscano.
Guardo la montagna, come una vecchia amica di una storia finita non si sa come nè perchè...eppure stavamo bene insieme, andava tutto bene, passione, sentimento, quanto tempo è passato?
ma sono di nuovo in piedi, pronto ad affrontare la china, con umiltà e voglia di essere.
Arriviamo al bosco, un manto bruno di antichi lecci su un pendio scosceso, tutt'intorno solo grigi speroni di roccia.
Il bosco è umido e profumato. i miei tre compagni ne approfittano e si spendono come possono e io..bè ne approfitto per reccogliere i cantarelli, delicati dorati doni d'autunno.
Non incontriamo nessuna regina, il trono è vuoto o non siamo degni, forse però è soltanto un pò presto.
Mi seggo su un enorme masso poco sopra il bosco, all'aperto, vedo le vallate e i mammelloni calcarei, li ricordo...uno per uno e ritornano i ricordi di quando tante cose si potevano e di luoghi dove non si può più...
Divido un pezzo di pane e marmellata con Attila, l'unico a capirmi veramente e a fermarsi con me, silenzioso e discreto.
Ho una strana sensazione. Mi sembra di aver sentito qualcosa, o forse la mente gioca brutti scherzi quando fai tacere i tuoi desideri.
Invece è li. Di fronte a me. Una calatura morenica con poche macchie di agrifoglio basso per il vento e il bestiame...
Si! canta, anzi no, cantano.
Fermo tutta l'allegra compagnia. Li faccio riposare ancora un pò...
Ripartiamo bassi, per riprendere dal basso un piccolo canalone che ci porterà sotto quei ghiaioni...
Fauno e Clint sembrano non aver capito o forse sono troppo e giustamente arruginiti e seguono un falsopiano più dolce e verde.
Attila sembra comprendere, come sempre. Mi guarda con quel suo sguardo infinito e un ghigno sornione. Parte, un pò strano, con una zoppìa all'anteriore sinistro, ma sale e sale...
Si sposta alla mia destra, in alto..poi taglia in diagonale a sinistra con quel suo nasone ficcato nel ventre del vento.
Arriva alla base dei cespugli e rallenta, due colpi di naso e blocca verso l'alto, un anfiteatro di rocce. Riesco a raggiouingerlo, anche se il passo non è dei migliori. Vorrei che gli altri due scapestrati fossero qui a prender nota...
Volano a ventaglio e si buttano giù per il canalone, saranno si e no una ventina, ritardataria compresa.
Li seguo perdersi dietro una sporgenza in lontananza, dietro la quale come sempre risaliranno a mezza costa, come una volta..
Sono felice, per me , per Attila e per le signore delle rocce..guardo il mio cagnone, sappiamo entrambi che vogliamo ricominciare...
"No cosa sono adesso non lo so
sono un uomo
un uomo in cerca di se stesso
No cosa sono adesso non lo so
sono solo
solo il suono del mio passo
e in tanto il sole
tra la nebbia filtra già
il giorno
come sempre
sarà"
cerco il sole ma non c'è
Dorme ancora la campagna o forse no
è sveglia
mi guarda
non so
Già l'odore della terra
odor di grano
sale adagio verso me
e la vita nel mio petto batte piano
respiro la nebbia ....."
Ritorno ai miei monti. Dopo una stronza convalescenza. Uno ******* periodo che chissà quando finirà...
non è ancora l'alba. Il borgo di notte mi fa sentire padrone del silenzio e del mio tempo.
Vado a prendere i cani. sembra strano ma hanno già capito che oggi si va, non so come nè perchè ma loro sanno.
Mi sento in colpa, hanno tanta gioia e voglia, ma quanto tempo è passato?
La strada fino al bosco sembra solo una breve parentesi della mente, bevuta in apnea...
Fermo il fuoristrada. Scendono i miei tre compagni a pelo raso, eccitatissimi. Mi guardano senza schioppo, credo capiscano.
Guardo la montagna, come una vecchia amica di una storia finita non si sa come nè perchè...eppure stavamo bene insieme, andava tutto bene, passione, sentimento, quanto tempo è passato?
ma sono di nuovo in piedi, pronto ad affrontare la china, con umiltà e voglia di essere.
Arriviamo al bosco, un manto bruno di antichi lecci su un pendio scosceso, tutt'intorno solo grigi speroni di roccia.
Il bosco è umido e profumato. i miei tre compagni ne approfittano e si spendono come possono e io..bè ne approfitto per reccogliere i cantarelli, delicati dorati doni d'autunno.
Non incontriamo nessuna regina, il trono è vuoto o non siamo degni, forse però è soltanto un pò presto.
Mi seggo su un enorme masso poco sopra il bosco, all'aperto, vedo le vallate e i mammelloni calcarei, li ricordo...uno per uno e ritornano i ricordi di quando tante cose si potevano e di luoghi dove non si può più...
Divido un pezzo di pane e marmellata con Attila, l'unico a capirmi veramente e a fermarsi con me, silenzioso e discreto.
Ho una strana sensazione. Mi sembra di aver sentito qualcosa, o forse la mente gioca brutti scherzi quando fai tacere i tuoi desideri.
Invece è li. Di fronte a me. Una calatura morenica con poche macchie di agrifoglio basso per il vento e il bestiame...
Si! canta, anzi no, cantano.
Fermo tutta l'allegra compagnia. Li faccio riposare ancora un pò...
Ripartiamo bassi, per riprendere dal basso un piccolo canalone che ci porterà sotto quei ghiaioni...
Fauno e Clint sembrano non aver capito o forse sono troppo e giustamente arruginiti e seguono un falsopiano più dolce e verde.
Attila sembra comprendere, come sempre. Mi guarda con quel suo sguardo infinito e un ghigno sornione. Parte, un pò strano, con una zoppìa all'anteriore sinistro, ma sale e sale...
Si sposta alla mia destra, in alto..poi taglia in diagonale a sinistra con quel suo nasone ficcato nel ventre del vento.
Arriva alla base dei cespugli e rallenta, due colpi di naso e blocca verso l'alto, un anfiteatro di rocce. Riesco a raggiouingerlo, anche se il passo non è dei migliori. Vorrei che gli altri due scapestrati fossero qui a prender nota...
Volano a ventaglio e si buttano giù per il canalone, saranno si e no una ventina, ritardataria compresa.
Li seguo perdersi dietro una sporgenza in lontananza, dietro la quale come sempre risaliranno a mezza costa, come una volta..
Sono felice, per me , per Attila e per le signore delle rocce..guardo il mio cagnone, sappiamo entrambi che vogliamo ricominciare...
"No cosa sono adesso non lo so
sono un uomo
un uomo in cerca di se stesso
No cosa sono adesso non lo so
sono solo
solo il suono del mio passo
e in tanto il sole
tra la nebbia filtra già
il giorno
come sempre
sarà"
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