Step successivo....ignorare, per il bene delle palle francesi.
Scuola caccia di selezione.
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Si capisce benissimo tutto...
Step successivo....ignorare, per il bene delle palle francesi.The Rebel![;)] -
Ossignore....ci risiamo

Ritengo doveroso rispettare le tradizione altrui....e ovviamente pretendo rispetto per le mie tradizioni.
Scusate il francesismo ma mi cascano le palle a terra quando sento (o leggo) frasi in cui si cerca di asserire che la propria usanza o tradizione è superiore alla altrui....e peggio ancora quando si vuole insegnare e "obbligare" altri, che quell' usanza non hanno a seguirla.
Anche la GESTIONE della stessa specie può essere ben diversa da luogo a luogo (l' Italia è tanto grande) e raggiungere comunque buoni risultati (o anche no)...figuriamoci le tradizioni e usanze.
Ognuno si tenga le proprie e rispetti le altrui....che non mi pare proprio ci sia chi può asserire di essere più bravo di altri.
Questa volta quoto Springer/Teddy solo per il gusto di rompergli un poco le scatole
E' un argomento spinoso ed è giusto che ci siano pareri discordanti. Tolti alcuni eccessi, gli altri hanno tutti un poco ragione (ovviamente tranne Teddy e Capriolo che hanno torto a prescindere anche se dicono che, la Nutella, è buona
).
Mi piace l'approccio di Cioni in questo caso e lo invito a proseguire nel suo percorso di conoscenza. Non c'è limite di conoscenza acquisita o di età per acquisire un livello superiore.
Per me stesso l'ho già scritto mille volte. Per quanto possa ritenermi preparato/competente in un qualsiasi settore che mi interessa, non ho nessuna intenzione di fermarmi dal capirne di più. Come tiratore sono bravino, come cacciatore sono più scarso. Nato cittadino mi manca parte dell'automatismo/istinto che hanno alcuni che sono sempre vissuti nella natura e ne fanno più parte di me.
Fatta questa premessa............... Cioni vai avanti ma..... non ti seguo.
Una settimana è tanta roba. Non è in nessun modo superbia (non è proprio nel mio carattere) ma.... non sono così certo che hanno poi così tanto da insegnarmi. Non sono il tipo da "turismo venatorio" ma sono andato in zona Alpi qualche volta, inviato da amici del posto, ed ho cacciato con loro (evitando con cura quelli con scarpe molto grosse e cervello molto meno..... non mi interessava il gran premio della montagna con morte sicura). Ci sono moltissime differenze che rendono incompatibili almeno un terzo dei discorsi. Mi è capitato di vedere situazioni diversissime a 50 km da casa....... e chi vive quel tipo di emozioni non ha molto in comune con altri
Ho fatto un viaggio venatorio in Ungheria (uno solo.... poi basta) proprio perché volevo apprendere, eventuali abbattimenti totalmente in secondo piano. Mi era piaciuto moltissimo il concetto "il tuo accompagnatore sarà uno diplomato cacciatore" (proprio a livello di scuola). La sera che ci hanno presentato, con l'interprete, ho subito messo in chiaro che mi interessava pochissimo il "quanto" e mi interessava il "come". Volevo camminare molto e andare in giro con fuoristrada poco, proprio perché volevo qualcuno più esperto di me che mi facesse da guida verso nuovi orizzonti. Come è andato il viaggio l'ho già scritto...... compagni di avventura italiani simpaticissimi, casa di caccia virtualmente perfetta (3 cacciatori.... casa di caccia con ampia sala con camino e trofei spettacolari e 4 camere per ospiti con bagno privato..... potrei uccidere per il bagno privato
, la signora che ci coccolava con magnifici piatti, più o meno tutti con quel sapore di affumicato che mi piace moltissimo)...... ma come guida mi hanno dato il più giovane, ribattezzato "scemo del villaggio" per le evidenti qualità intellettuali che avrebbe fatto felice un seguace del Lombroso. Con scemo del villaggio è iniziata abbastanza male (a lui piaceva guidare, era molto interessato al compenso chilometrico.... troppo) ed è continuata sempre peggio. Li ho capito molto. Ho capito che, il cacciatore, per i miei standard era lui solo. Io ero li in qualità di esecutore di tiri e pagatore, nessuno dei miei compiti era quello che attribuisco ad un cacciatore.
Successo o insuccesso, oltre a fortuna e tutto quel che è legato ad animali comunque liberi, erano quasi esclusivamente nelle sue mani. Da li, pur leggendo volentieri i vari resoconti, ho capito che quella del turismo venatorio non era la mia strada (c'è stato un "viaggio diventato anche venatorio.... ma quella è un'altra storia).
Usanza/cultura/tradizione ......... leggo queste parole e capisco vicino a zero il buon Teddy. C'è veramente troppo poco attorno a quei gesti. Chissenefrega del concetto del rametto (che applico a singhiozzo, quando me lo sento) ma deve esserci qualcosa di diverso che recarsi alla Coop per gli acquisti della settimana..... almeno qualcosa in più
Noi "appenninici" abbiamo forse (forse) un qualcosa nel DNA riguardo alle cacciate collettive, un qualcosa sul cinghiale perché animale che, in alcune aree, non se ne è mai totalmente andato. Se mi parli di "cultura appenninica" mi viene da ridere............ sia per i suoi contenuti che, mi scuseranno alcuni o forse no, perché mi vengono in mente tantissimi..... che proprio non accumunerei a "cultura" (e loro sarebbero felici di questo, è gente concreta).
Allo stesso modo in zona Alpi, dove pure (almeno nelle valli) certe tradizioni sono ancora abbastanza vive nonostante l'imperversare dei social...... e anche li ho ben presenti alcuni soggetti che mi fa sorridere accumunare in qualsiasi modo a "cultura".
Volendo c'è anche un qualcosa d'altro, c'è un gruppo di amici che ha creato un "viaggio venatorio con momenti istruttivi" (non mi ricordo bene ma credo si svolga in Ungheria, ovviamente seguiti da esperti italiani), forse più vicini a quel che chiedeva Cioni (istruzione si ma anche qualche bella cacciata e momenti più conviviali, forse anche con consorti, non ci sono mai stato e non ho idea).
Forse meno "militare" come incontro e gestito su meno giornate (credo 3 o 4)
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Paolohunter, è vero che in Ungheria ti fanno capire che sei uno "sparatore-pagatore" e che la cosa non è tanto piacevole, però bisogna capire anche il punto di vista di chi gestisce l'azienda. Da un cacciatore che va a capi da trofeo l'azienda si aspetta di incassare almeno un migliaio di euro in 2-3 giorni con l'abbattimento di un trofeo da medaglia oppure due discreti. Se si va a femmine e piccoli, senza trofeo, il singolo abbattimento costa abbastanza poco al cacciatore ma rende poco all'azienda che deve pagare il salario dell'accompagnatore/autista (magari un po' tardo). E' ovvio che per arrivare all'obiettivo di incasso l'ungherese ti incoraggi a decimare i branchetti di caprioli e a giustiziare la cerva di passaggio. La caccia "commerciale" funziona così, alla faccia di tanti bei discorsi sulla cultura mitteleuropea ecc.ecc. Se si caccia in riserve gestite dai cacciatori locali le cose vanno meglio ma non è facile trovarle.
D'altra parte, il cacciatore straniero ha talvolta l'atteggiamento "io pago, quindi devo essere servito" e non collabora né a recuperare un capo caduto in posto difficile, né a sbloccare un fuoristrada impantanato nel fango o nella neve. Anche quella è "incultura venatoria".
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Quali sarebbero gli eccessi?
Questa volta quoto Springer/Teddy solo per il gusto di rompergli un poco le scatole
E' un argomento spinoso ed è giusto che ci siano pareri discordanti. Tolti alcuni eccessi, gli altri hanno tutti un poco ragione (ovviamente tranne Teddy e Capriolo che hanno torto a prescindere anche se dicono che, la Nutella, è buona
).
Mi piace l'approccio di Cioni in questo caso e lo invito a proseguire nel suo percorso di conoscenza. Non c'è limite di conoscenza acquisita o di età per acquisire un livello superiore.
Per me stesso l'ho già scritto mille volte. Per quanto possa ritenermi preparato/competente in un qualsiasi settore che mi interessa, non ho nessuna intenzione di fermarmi dal capirne di più. Come tiratore sono bravino, come cacciatore sono più scarso. Nato cittadino mi manca parte dell'automatismo/istinto che hanno alcuni che sono sempre vissuti nella natura e ne fanno più parte di me.
Fatta questa premessa............... Cioni vai avanti ma..... non ti seguo.
Una settimana è tanta roba. Non è in nessun modo superbia (non è proprio nel mio carattere) ma.... non sono così certo che hanno poi così tanto da insegnarmi. Non sono il tipo da "turismo venatorio" ma sono andato in zona Alpi qualche volta, inviato da amici del posto, ed ho cacciato con loro (evitando con cura quelli con scarpe molto grosse e cervello molto meno..... non mi interessava il gran premio della montagna con morte sicura). Ci sono moltissime differenze che rendono incompatibili almeno un terzo dei discorsi. Mi è capitato di vedere situazioni diversissime a 50 km da casa....... e chi vive quel tipo di emozioni non ha molto in comune con altri
Ho fatto un viaggio venatorio in Ungheria (uno solo.... poi basta) proprio perché volevo apprendere, eventuali abbattimenti totalmente in secondo piano. Mi era piaciuto moltissimo il concetto "il tuo accompagnatore sarà uno diplomato cacciatore" (proprio a livello di scuola). La sera che ci hanno presentato, con l'interprete, ho subito messo in chiaro che mi interessava pochissimo il "quanto" e mi interessava il "come". Volevo camminare molto e andare in giro con fuoristrada poco, proprio perché volevo qualcuno più esperto di me che mi facesse da guida verso nuovi orizzonti. Come è andato il viaggio l'ho già scritto...... compagni di avventura italiani simpaticissimi, casa di caccia virtualmente perfetta (3 cacciatori.... casa di caccia con ampia sala con camino e trofei spettacolari e 4 camere per ospiti con bagno privato..... potrei uccidere per il bagno privato
, la signora che ci coccolava con magnifici piatti, più o meno tutti con quel sapore di affumicato che mi piace moltissimo)...... ma come guida mi hanno dato il più giovane, ribattezzato "scemo del villaggio" per le evidenti qualità intellettuali che avrebbe fatto felice un seguace del Lombroso. Con scemo del villaggio è iniziata abbastanza male (a lui piaceva guidare, era molto interessato al compenso chilometrico.... troppo) ed è continuata sempre peggio. Li ho capito molto. Ho capito che, il cacciatore, per i miei standard era lui solo. Io ero li in qualità di esecutore di tiri e pagatore, nessuno dei miei compiti era quello che attribuisco ad un cacciatore.
Successo o insuccesso, oltre a fortuna e tutto quel che è legato ad animali comunque liberi, erano quasi esclusivamente nelle sue mani. Da li, pur leggendo volentieri i vari resoconti, ho capito che quella del turismo venatorio non era la mia strada (c'è stato un "viaggio diventato anche venatorio.... ma quella è un'altra storia).
Usanza/cultura/tradizione ......... leggo queste parole e capisco vicino a zero il buon Teddy. C'è veramente troppo poco attorno a quei gesti. Chissenefrega del concetto del rametto (che applico a singhiozzo, quando me lo sento) ma deve esserci qualcosa di diverso che recarsi alla Coop per gli acquisti della settimana..... almeno qualcosa in più
Noi "appenninici" abbiamo forse (forse) un qualcosa nel DNA riguardo alle cacciate collettive, un qualcosa sul cinghiale perché animale che, in alcune aree, non se ne è mai totalmente andato. Se mi parli di "cultura appenninica" mi viene da ridere............ sia per i suoi contenuti che, mi scuseranno alcuni o forse no, perché mi vengono in mente tantissimi..... che proprio non accumunerei a "cultura" (e loro sarebbero felici di questo, è gente concreta).
Allo stesso modo in zona Alpi, dove pure (almeno nelle valli) certe tradizioni sono ancora abbastanza vive nonostante l'imperversare dei social...... e anche li ho ben presenti alcuni soggetti che mi fa sorridere accumunare in qualsiasi modo a "cultura".
Volendo c'è anche un qualcosa d'altro, c'è un gruppo di amici che ha creato un "viaggio venatorio con momenti istruttivi" (non mi ricordo bene ma credo si svolga in Ungheria, ovviamente seguiti da esperti italiani), forse più vicini a quel che chiedeva Cioni (istruzione si ma anche qualche bella cacciata e momenti più conviviali, forse anche con consorti, non ci sono mai stato e non ho idea).
Forse meno "militare" come incontro e gestito su meno giornate (credo 3 o 4)
Io ne vedo solo uno sintetizzato nel termine ipocrisia usato da capriolo e l'utilizzo della educatissima espressione "giramento di palle" di springhe.
Per il resto tutti si sono espressi in merito con educazione e rispetto.
Ps. Nessuno ha mai impostato la discussione su chi ha ragione o torto. Si è solo fatto notare anche con ironia e con battute, che sarebbe buona norma ed espressione di intelligenza, non deridere culture e tradizioni, anche se a noi estranee ed esprimere giudizi quando non si ha la cultura per farlo è quantomeno fuoriluogo in un 3d che proprio di cultura parla....
Pps. La scuola della Latemar, NON è un viaggio venatorio. Di sicuro non può fare miracoli, ma quantomeno, assicura un livello culturale che un corsetto on line non può fare.
L' essere concreti non esclude l' avere cultura e viceversa (sempre che si abbia compreso che per cultura non si intende necessariamente possedere o meno un titolo di studio "tradizionale")
Il problema di queste discussioni non risiede nell'argomento ma nell'approccio. Esiste una sorta di "analfabetismo funzionale" in cui cadiamo TUTTI, e questo avviene un po' dovunque, quando si interviene distorcendone il reale significato.Ultima modifica Livia1968; 04-09-23, 13:46.👍 2Commenta
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Paolo, strano ma vero ma mi trovi d'accordo!
Questa volta quoto Springer/Teddy solo per il gusto di rompergli un poco le scatole
E' un argomento spinoso ed è giusto che ci siano pareri discordanti. Tolti alcuni eccessi, gli altri hanno tutti un poco ragione (ovviamente tranne Teddy e Capriolo che hanno torto a prescindere anche se dicono che, la Nutella, è buona
).
Mi piace l'approccio di Cioni in questo caso e lo invito a proseguire nel suo percorso di conoscenza. Non c'è limite di conoscenza acquisita o di età per acquisire un livello superiore.
Per me stesso l'ho già scritto mille volte. Per quanto possa ritenermi preparato/competente in un qualsiasi settore che mi interessa, non ho nessuna intenzione di fermarmi dal capirne di più. Come tiratore sono bravino, come cacciatore sono più scarso. Nato cittadino mi manca parte dell'automatismo/istinto che hanno alcuni che sono sempre vissuti nella natura e ne fanno più parte di me.
Fatta questa premessa............... Cioni vai avanti ma..... non ti seguo.
Una settimana è tanta roba. Non è in nessun modo superbia (non è proprio nel mio carattere) ma.... non sono così certo che hanno poi così tanto da insegnarmi. Non sono il tipo da "turismo venatorio" ma sono andato in zona Alpi qualche volta, inviato da amici del posto, ed ho cacciato con loro (evitando con cura quelli con scarpe molto grosse e cervello molto meno..... non mi interessava il gran premio della montagna con morte sicura). Ci sono moltissime differenze che rendono incompatibili almeno un terzo dei discorsi. Mi è capitato di vedere situazioni diversissime a 50 km da casa....... e chi vive quel tipo di emozioni non ha molto in comune con altri
Ho fatto un viaggio venatorio in Ungheria (uno solo.... poi basta) proprio perché volevo apprendere, eventuali abbattimenti totalmente in secondo piano. Mi era piaciuto moltissimo il concetto "il tuo accompagnatore sarà uno diplomato cacciatore" (proprio a livello di scuola). La sera che ci hanno presentato, con l'interprete, ho subito messo in chiaro che mi interessava pochissimo il "quanto" e mi interessava il "come". Volevo camminare molto e andare in giro con fuoristrada poco, proprio perché volevo qualcuno più esperto di me che mi facesse da guida verso nuovi orizzonti. Come è andato il viaggio l'ho già scritto...... compagni di avventura italiani simpaticissimi, casa di caccia virtualmente perfetta (3 cacciatori.... casa di caccia con ampia sala con camino e trofei spettacolari e 4 camere per ospiti con bagno privato..... potrei uccidere per il bagno privato
, la signora che ci coccolava con magnifici piatti, più o meno tutti con quel sapore di affumicato che mi piace moltissimo)...... ma come guida mi hanno dato il più giovane, ribattezzato "scemo del villaggio" per le evidenti qualità intellettuali che avrebbe fatto felice un seguace del Lombroso. Con scemo del villaggio è iniziata abbastanza male (a lui piaceva guidare, era molto interessato al compenso chilometrico.... troppo) ed è continuata sempre peggio. Li ho capito molto. Ho capito che, il cacciatore, per i miei standard era lui solo. Io ero li in qualità di esecutore di tiri e pagatore, nessuno dei miei compiti era quello che attribuisco ad un cacciatore.
Successo o insuccesso, oltre a fortuna e tutto quel che è legato ad animali comunque liberi, erano quasi esclusivamente nelle sue mani. Da li, pur leggendo volentieri i vari resoconti, ho capito che quella del turismo venatorio non era la mia strada (c'è stato un "viaggio diventato anche venatorio.... ma quella è un'altra storia).
Usanza/cultura/tradizione ......... leggo queste parole e capisco vicino a zero il buon Teddy. C'è veramente troppo poco attorno a quei gesti. Chissenefrega del concetto del rametto (che applico a singhiozzo, quando me lo sento) ma deve esserci qualcosa di diverso che recarsi alla Coop per gli acquisti della settimana..... almeno qualcosa in più
Noi "appenninici" abbiamo forse (forse) un qualcosa nel DNA riguardo alle cacciate collettive, un qualcosa sul cinghiale perché animale che, in alcune aree, non se ne è mai totalmente andato. Se mi parli di "cultura appenninica" mi viene da ridere............ sia per i suoi contenuti che, mi scuseranno alcuni o forse no, perché mi vengono in mente tantissimi..... che proprio non accumunerei a "cultura" (e loro sarebbero felici di questo, è gente concreta).
Allo stesso modo in zona Alpi, dove pure (almeno nelle valli) certe tradizioni sono ancora abbastanza vive nonostante l'imperversare dei social...... e anche li ho ben presenti alcuni soggetti che mi fa sorridere accumunare in qualsiasi modo a "cultura".
Volendo c'è anche un qualcosa d'altro, c'è un gruppo di amici che ha creato un "viaggio venatorio con momenti istruttivi" (non mi ricordo bene ma credo si svolga in Ungheria, ovviamente seguiti da esperti italiani), forse più vicini a quel che chiedeva Cioni (istruzione si ma anche qualche bella cacciata e momenti più conviviali, forse anche con consorti, non ci sono mai stato e non ho idea).
Forse meno "militare" come incontro e gestito su meno giornate (credo 3 o 4)
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Col portafoglio bello pieno ci si può permettere questi "lussi"
Dove mangia la fucilata mangia il cacciatore
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Grazie per l'incoraggiamento. Quello che mi aspetto dalla scuola Latemar non è la possibilità di abbattere selvatici, verificare la taratura al poligono, ecc..., ma lezioni sulla conoscenza dei selvatici e soprattutto sulla loro gestione. Visto che la selezione, a giudizio di tanti, sarà il futuro della caccia anche alle nostre latitudini, vorrei rendermi utile alla formazione degli ambienti e di coloro che si avvicineranno a questa specialità, contribuendo alla conservazione degli habitat, a ripristinarli ove ve ne sia necessità, ecc... Certo, a me non dispiace un modus vivendi "militare" e nemmeno una settimana di "clausura" per studiare. Le tradizioni... si rispettino; ognuno, però, faccia ciò che crede.
Questa volta quoto Springer/Teddy solo per il gusto di rompergli un poco le scatole
E' un argomento spinoso ed è giusto che ci siano pareri discordanti. Tolti alcuni eccessi, gli altri hanno tutti un poco ragione (ovviamente tranne Teddy e Capriolo che hanno torto a prescindere anche se dicono che, la Nutella, è buona
).
Mi piace l'approccio di Cioni in questo caso e lo invito a proseguire nel suo percorso di conoscenza. Non c'è limite di conoscenza acquisita o di età per acquisire un livello superiore.
Per me stesso l'ho già scritto mille volte. Per quanto possa ritenermi preparato/competente in un qualsiasi settore che mi interessa, non ho nessuna intenzione di fermarmi dal capirne di più. Come tiratore sono bravino, come cacciatore sono più scarso. Nato cittadino mi manca parte dell'automatismo/istinto che hanno alcuni che sono sempre vissuti nella natura e ne fanno più parte di me.
Fatta questa premessa............... Cioni vai avanti ma..... non ti seguo.
Una settimana è tanta roba. Non è in nessun modo superbia (non è proprio nel mio carattere) ma.... non sono così certo che hanno poi così tanto da insegnarmi. Non sono il tipo da "turismo venatorio" ma sono andato in zona Alpi qualche volta, inviato da amici del posto, ed ho cacciato con loro (evitando con cura quelli con scarpe molto grosse e cervello molto meno..... non mi interessava il gran premio della montagna con morte sicura). Ci sono moltissime differenze che rendono incompatibili almeno un terzo dei discorsi. Mi è capitato di vedere situazioni diversissime a 50 km da casa....... e chi vive quel tipo di emozioni non ha molto in comune con altri
Ho fatto un viaggio venatorio in Ungheria (uno solo.... poi basta) proprio perché volevo apprendere, eventuali abbattimenti totalmente in secondo piano. Mi era piaciuto moltissimo il concetto "il tuo accompagnatore sarà uno diplomato cacciatore" (proprio a livello di scuola). La sera che ci hanno presentato, con l'interprete, ho subito messo in chiaro che mi interessava pochissimo il "quanto" e mi interessava il "come". Volevo camminare molto e andare in giro con fuoristrada poco, proprio perché volevo qualcuno più esperto di me che mi facesse da guida verso nuovi orizzonti. Come è andato il viaggio l'ho già scritto...... compagni di avventura italiani simpaticissimi, casa di caccia virtualmente perfetta (3 cacciatori.... casa di caccia con ampia sala con camino e trofei spettacolari e 4 camere per ospiti con bagno privato..... potrei uccidere per il bagno privato
, la signora che ci coccolava con magnifici piatti, più o meno tutti con quel sapore di affumicato che mi piace moltissimo)...... ma come guida mi hanno dato il più giovane, ribattezzato "scemo del villaggio" per le evidenti qualità intellettuali che avrebbe fatto felice un seguace del Lombroso. Con scemo del villaggio è iniziata abbastanza male (a lui piaceva guidare, era molto interessato al compenso chilometrico.... troppo) ed è continuata sempre peggio. Li ho capito molto. Ho capito che, il cacciatore, per i miei standard era lui solo. Io ero li in qualità di esecutore di tiri e pagatore, nessuno dei miei compiti era quello che attribuisco ad un cacciatore.
Successo o insuccesso, oltre a fortuna e tutto quel che è legato ad animali comunque liberi, erano quasi esclusivamente nelle sue mani. Da li, pur leggendo volentieri i vari resoconti, ho capito che quella del turismo venatorio non era la mia strada (c'è stato un "viaggio diventato anche venatorio.... ma quella è un'altra storia).
Usanza/cultura/tradizione ......... leggo queste parole e capisco vicino a zero il buon Teddy. C'è veramente troppo poco attorno a quei gesti. Chissenefrega del concetto del rametto (che applico a singhiozzo, quando me lo sento) ma deve esserci qualcosa di diverso che recarsi alla Coop per gli acquisti della settimana..... almeno qualcosa in più
Noi "appenninici" abbiamo forse (forse) un qualcosa nel DNA riguardo alle cacciate collettive, un qualcosa sul cinghiale perché animale che, in alcune aree, non se ne è mai totalmente andato. Se mi parli di "cultura appenninica" mi viene da ridere............ sia per i suoi contenuti che, mi scuseranno alcuni o forse no, perché mi vengono in mente tantissimi..... che proprio non accumunerei a "cultura" (e loro sarebbero felici di questo, è gente concreta).
Allo stesso modo in zona Alpi, dove pure (almeno nelle valli) certe tradizioni sono ancora abbastanza vive nonostante l'imperversare dei social...... e anche li ho ben presenti alcuni soggetti che mi fa sorridere accumunare in qualsiasi modo a "cultura".
Volendo c'è anche un qualcosa d'altro, c'è un gruppo di amici che ha creato un "viaggio venatorio con momenti istruttivi" (non mi ricordo bene ma credo si svolga in Ungheria, ovviamente seguiti da esperti italiani), forse più vicini a quel che chiedeva Cioni (istruzione si ma anche qualche bella cacciata e momenti più conviviali, forse anche con consorti, non ci sono mai stato e non ho idea).
Forse meno "militare" come incontro e gestito su meno giornate (credo 3 o 4)Commenta
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Tommaso, sono tradizioni, per chi ci crede non sono ipocrisie. Non c'entra niente la tradizione col voler giustificare la morte del capriolo. La caccia non ha bisogno di giustificazioni, l'abbattimento fatto con un atto legittimo di caccia non ha bisogno di nessuna giustificazione, questo a prescindere del rametto bagnato nel sangue. Io non metto nessun rametto, e non faccio gli auguri in tedesco, siamo in Italia e gli auguri li faccio in italiano. Pero rispetto il capriolo, sia da vivo che da morto. Rispettando il capriolo rispetto me stesso e vengo rispettato dalla comunità dove caccio. Penso che il capriolo, come qualsiasi altra selvaggina, viene rispettato prima di mettere il rametto nel foro di entrata. Se il foro di entrata sul capriolo dovesse essere la pancia o il sedere il rametto non glielo mettono al capriolo, ma glielo mettono al cacciatore in un posto che non si può dire.Grazie per il link. L'ho letto ma purtroppo mi viene molto difficile da applicare nella mia idea di caccia. Forse perchè sono di carattere pragmatico. Non ne vedo il senso.... per me
sono ipocrisie per giustificare di aver dato una fucilata ad un animale che prima era in vita.
il rispetto lo porto se non gli sparo.
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Ho fatto un corso a Latemar nel 2018 sulla caccia di selezioni agli ungulati....pur avendo alle spalle due abilitazioni come selecontrollore....bellissima esperienza.
Grazie per l'incoraggiamento. Quello che mi aspetto dalla scuola Latemar non è la possibilità di abbattere selvatici, verificare la taratura al poligono, ecc..., ma lezioni sulla conoscenza dei selvatici e soprattutto sulla loro gestione. Visto che la selezione, a giudizio di tanti, sarà il futuro della caccia anche alle nostre latitudini, vorrei rendermi utile alla formazione degli ambienti e di coloro che si avvicineranno a questa specialità, contribuendo alla conservazione degli habitat, a ripristinarli ove ve ne sia necessità, ecc... Certo, a me non dispiace un modus vivendi "militare" e nemmeno una settimana di "clausura" per studiare. Le tradizioni... si rispettino; ognuno, però, faccia ciò che crede.
Location meravigliosa, tutto curato nei minimi dettagli....i 5 giorni sono volati....ricordo una uscita a vedere una altana in costruzione che sembrava un piccolo chalet......lezioni sui foraggiamenti invernali....la prova pratica di macellazione e preparazione di un paio di capi....la lezione di un vecchissimo cacciatore sui "segnali" che si usavano nei tempi passati.
Sicuramente una esperienza che consiglio perchè al di là degli insegnamenti ricevuti si è piacevolmente immersi per qualche giorno in un mondo dal sapore "mitteleuropeo" ....👍 5Commenta
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Sarà sicuramente colpa mia. vedo troppo spesso le cose per come sono.... forse perchè sono segno Vergine.... boh!!!
Tommaso, sono tradizioni, per chi ci crede non sono ipocrisie. Non c'entra niente la tradizione col voler giustificare la morte del capriolo. La caccia non ha bisogno di giustificazioni, l'abbattimento fatto con un atto legittimo di caccia non ha bisogno di nessuna giustificazione, questo a prescindere del rametto bagnato nel sangue. Io non metto nessun rametto, e non faccio gli auguri in tedesco, siamo in Italia e gli auguri li faccio in italiano. Pero rispetto il capriolo, sia da vivo che da morto. Rispettando il capriolo rispetto me stesso e vengo rispettato dalla comunità dove caccio. Penso che il capriolo, come qualsiasi altra selvaggina, viene rispettato prima di mettere il rametto nel foro di entrata. Se il foro di entrata sul capriolo dovesse essere la pancia o il sedere il rametto non glielo mettono al capriolo, ma glielo mettono al cacciatore in un posto che non si può dire.
Dove mangia la fucilata mangia il cacciatore
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Guarda, visto da lontano (neppure poi tanto, ci separa una linea appenninica), verrebbe voglia di picchiare il tu babbo e, subito dopo, picchiare te
Hai presente quando avviti un bullone e, dopo mezzo filetto, si indurisce e ti rendi conto che sei andato su storto ?
L'unica soluzione è tornare indietro e rimetterlo giusto (ed è ancora più difficile della prima volta perché, anche solo forzando un minimo, hai piegato parte del filetto nella direzione sbagliata).
Capita di pensare "secondo me, se insisto e lo forzo un pochetto, magari ritorna nel filetto diritto o comunque, visto che non devo svitarlo mai più, arriva a stringere abbastanza da potermene dimenticare.... anzi, farà anche da frenafiletti e non si svita sicuramente più"
Ecco......... credo come tutti, ho forzato ben più di un solo bullone nella vita..... ed il risultato è sempre stato il medesimo, dopo aver forzato talmente tanto da rischiare di piegare anche la chiave, ho dovuto rinunciare, tornare indietro, constatare il danno al filetto e, cantando qualche inno religioso, cercare di raddrizzare almeno il primo accenno di filetto e convincere il dado ad andare su nel verso giusto. Raramente sono stato così capatosta da tirare talmente tanto da essere costretto a buttare bullone e dado, oramai troppo maltrattati...... ma è successo.
Tu ricordi parecchio uno di quei bulloni che ha preso male il filetto, non sono esperto di segni zodiacali ma credo ci azzecchino molto poco.
Come tutti i giovani (non ci crederai ma lo siamo stati tutti) ed una certa quota di diversamente giovani, tendi a tirare sempre più quel bullone fino a strapparlo.
Prima o poi capirai (o te lo spiegheranno gli altri .... o la vita) che, tirare in quel modo il bullone, non serve a nulla. Fatica, sudore..... ed un pezzo rovinato. Prima lo scoprirai e più vantaggi ne avrai (minimo non sprecherai energie per distruggere)
Mi devi un euro per il consulto psicoformativo
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Paolohunter, è vero che in Ungheria ti fanno capire che sei uno "sparatore-pagatore" e che la cosa non è tanto piacevole, però bisogna capire anche il punto di vista di chi gestisce l'azienda. Da un cacciatore che va a capi da trofeo l'azienda si aspetta di incassare almeno un migliaio di euro in 2-3 giorni con l'abbattimento di un trofeo da medaglia oppure due discreti. Se si va a femmine e piccoli, senza trofeo, il singolo abbattimento costa abbastanza poco al cacciatore ma rende poco all'azienda che deve pagare il salario dell'accompagnatore/autista (magari un po' tardo). E' ovvio che per arrivare all'obiettivo di incasso l'ungherese ti incoraggi a decimare i branchetti di caprioli e a giustiziare la cerva di passaggio. La caccia "commerciale" funziona così, alla faccia di tanti bei discorsi sulla cultura mitteleuropea ecc.ecc. Se si caccia in riserve gestite dai cacciatori locali le cose vanno meglio ma non è facile trovarle.
D'altra parte, il cacciatore straniero ha talvolta l'atteggiamento "io pago, quindi devo essere servito" e non collabora né a recuperare un capo caduto in posto difficile, né a sbloccare un fuoristrada impantanato nel fango o nella neve. Anche quella è "incultura venatoria".Commenta
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comunque nel rispetto numerico del piano di gestione che va completato e se il prelievo non lo fa l'ospite tocca al forestale...
sarebbe bene aggiungere che da quelle parti identificano rapidamente la categoria alla quale il cliente appartiene cioè se cacciatore o sparatore offrendogli di conseguenza il servizio più intonato: cerca ed altana per il primo, autopirsch per il secondo...
naturalmente si parla di calvi perchè il prelievo di trofei è storia diversa👍 1Commenta
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credo tu ti riferisca agli stage dai kinsky dal borgo ad Obora in repubblica ceca organizzati da Ettore Zanon e dal compianto amico Franco PercoCommenta
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cioni iliano prima di recarti alla Latemar potresti iniziare - se non già fatto - dalla lettura di qualche testo, questo ad esempio: "Tecnica e scienza della gestione venatoria in Italia. Una complessità da conoscere".
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da Livia1968Buonasera a tutti, ho da poco acquistato questa giacca perché mi sono ritrovata ad effettuare un'uscita in selezione in notturna ed il mio abbigliamento...
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